In migliaia questa sera hanno partecipato alla fiaccolata per Edoardo Petrella. Velletri si è stretta attorno alla famiglia del 14enne, in attesa dei funerali
Sono state fiaccole che hanno illuminato la notte, provando a portare un po’ di luce nel buio di tante domande rimaste senza risposta. Silenzi che hanno fatto rumore, più di qualsiasi parola. Passi lenti, occhi lucidi, mani strette attorno a una candela e una città che ha scelto di esserci.
Velletri, questa sera, in un sabato 3 ottobre che resterà nella memoria della comunità, si è stretta attorno alla famiglia di Edoardo Petrella in un abbraccio collettivo fatto di calore, vicinanza, empatia e dolore condiviso.
Un abbraccio rivolto alla mamma Maria Stella (per tutti Egi Stella), al papà Daniele, alla sorella Giada e a tutti i suoi cari, mentre oltre un migliaio di persone hanno attraversato il cuore della città per ricordare il ragazzo di appena 14 anni la cui tragica e prematura scomparsa ha sconvolto l’intero territorio.
La mamma e il papà di Edoardo hanno partecipato alla fiaccolata, affranti, con il cuore devastato da un dolore che nessuna parola può davvero avvicinare. E forse proprio per questo, Velletri ha scelto di parlare con il silenzio.
Un silenzio pieno di significato; fatto di vicinanza, di solidarietà, ma anche di incredulità e smarrimento. Fatto di affetto, rispetto e vicinanza. Con l’intento di far sentire a una famiglia colpita da un dolore atroce che non è e non sarà mai sola.
Il corteo è partito da piazza Garibaldi, ha attraversato Corso della Repubblica ed è arrivato fino a piazza San Clemente, alle porte della Cattedrale. Un percorso che, in questo fine settimana, avrebbe dovuto essere il teatro della 95ª Festa dell’Uva e dei Vini, poi rinviata dopo la proclamazione del lutto cittadino.
Ed è stato proprio questo contrasto a rendere ancora più intenso il significato della serata (GUARDA IL VIDEO).
Dove avrebbero dovuto esserci musica, stand, colori, spettacoli e festa, c’erano piccole luci accese nel buio. Dove avrebbe dovuto esserci il rumore di una città in festa, c’era il passo lento di oltre mille persone. Dove il Corso avrebbe dovuto accogliere sorrisi, incontri e momenti di spensieratezza, ha accolto invece una comunità unita nel dolore.
Una partecipazione imponente, che ha richiamato alla memoria, per quantità di persone e intensità emotiva, la Solenne Processione dei Ceri in onore della Madonna delle Grazie, l’evento religioso che, da secoli, è il più partecipato della millenaria città dei Castelli Romani.
Tantissimi i bambini e i ragazzi presenti. Tanti studenti, tanti giovani, tanti coetanei di Edoardo. Adolescenti che hanno partecipato con compostezza, in un silenzio capace di dire tanto, più di quanto avrebbe potuto fare qualsiasi parola.
In testa al corteo, accanto al Vescovo Mons. Stefano Russo e a don Andrea Pacchiarotti, il sindaco Ascanio Cascella.
Presenti tutti gli assessori comunali: la vicesindaca Chiara Ercoli, Ilaria Neri, Monia Bastianelli, Paolo Felci, Luca Quattrocchi e Cristian Simonetti, insieme a diversi consiglieri comunali. Una presenza discreta ma costante, accanto ai genitori del ragazzo, ai quali non ha fatto mancare vicinanza e conforto.
Lungo il percorso anche Polizia Locale, Polizia di Stato, Carabinieri, Croce Rossa, Protezione Civile e le altre realtà impegnate nell’assistenza e gestione della serata.
Non ha fatto mancare la sua vicinanza il Dirigente scolastico dell’ITIS “G. Vallauri”, prof. Ambrogio Morrone, preside dell’istituto nel quale Edoardo aveva iniziato da poco il suo nuovo percorso di studi alle scuole superiori, dopo i 3 anni passati alla scuola Andrea Velletrano e le scuole elementari frequentate alla Marcelli, coi compagni della sezione B.
Quando il corteo è arrivato in piazza San Clemente, davanti alla Cattedrale, le fiaccole hanno continuato a illuminare il buio ed il Vescovo ha preso brevemente la parola. “Sappiamo che in questo momento non ci sono parole che possono darci consolazione, ma la presenza insieme, silenziosa, con le fiamme accese è un segno di una vicinanza e dello starci davanti a questo dolore”, ha detto Mons. Stefano Russo, affidando Edoardo alla preghiera dei presenti e rivolgendo un pensiero caloroso alla famiglia.
Poi il riferimento diretto a Stella, Daniele e Giada e l’invito a pregare tutti insieme. A quel punto, attraverso un foglietto distribuito ai presenti, tantissimi cittadini hanno letto la stessa preghiera.
“Signore Gesù, oggi il nostro cuore è ferito e le parole fanno fatica a trovare voce. Edoardo ci ha lasciati davanti a un dolore troppo grande, a domande senza risposta e a un vuoto che nessuna parola può colmare”.
Parole che sembravano scritte per raccontare esattamente ciò che Velletri stava vivendo in quel momento. Perché le domande ci sono. Sono tante. E molte, forse, resteranno senza risposta.
“Non cerchiamo spiegazioni, Signore, ma affidiamo questo nostro fratello alla Tua misericordia”, recitava ancora la preghiera.
Poi l’invocazione a Maria, Madre della Divina Grazia: “Resta accanto ai suoi genitori. Asciuga le loro lacrime e sostienili nei giorni in cui il dolore sembrerà insopportabile”.
E ancora un passaggio che ha assunto un peso particolare davanti alla presenza di tanti giovani: “Insegna ad ascoltare di più, a giudicare di meno, ad accorgersi dei silenzi e delle ferite nascoste. Fa’ che nessun ragazzo si senta solo, che nessuno abbia paura di chiedere aiuto e che la nostra comunità sappia essere casa e speranza”.
Infine la benedizione, con Don Andrea, che ha invitato i presenti a portare con sé le candele che avevano illuminato il cammino e a sciogliersi in silenzio, lasciando piazza San Clemente con la stessa compostezza con cui era stata raggiunta.
E proprio il silenzio è l’immagine che più di ogni altra resta di questa serata. Il silenzio di una città che ha camminato insieme. Il silenzio di chi non ha risposte. Il silenzio di chi ha voluto dire alla famiglia di Edoardo: noi siamo qui, accanto a voi.
In attesa dei funerali, la cui data non è ancora stata fissata, restano le immagini delle fiaccole lungo Corso della Repubblica, dei ragazzi, delle famiglie, delle istituzioni, della scuola, dei volontari, delle forze dell’ordine.
E restano soprattutto la mamma e il papà di Edoardo, immersi in un dolore che nessuno potrà mai condividere fino in fondo, ma che un’intera comunità ha provato almeno a circondare di affetto sincero.
Velletri questa sera non ha potuto far molto per togliere quel dolore. Niente e nessuno, se non una fede incrollabile in un domani in cui ricongiungersi in un’altra dimensione, potrebbe riuscirci. Ma ha potuto fare qualcosa di importante: trasformare la propria presenza in un abbraccio.
Un abbraccio per Edoardo. Un abbraccio per la sua famiglia. Un abbraccio per chi crede ancora nella solidale vicinanza di una società che non può non interrogarsi su come evitare che altre famiglie possano piombare in un incubo cosi grande.
