Inceneritore Santa Palomba, manifestazione nazionale a Roma: assenti i sindaci dei Castelli Romani e i media nazionali

Inceneritore, né qui né altrove: alimenta i profitti di pochi a danno della salute delle popolazioni, danneggia l’ambiente, svuota le tasche di ignari contribuenti (romani).  “Il futuro non si brucia, si difende”, è il titolo dato alla manifestazione promossa dalla Rete Tutela Roma Sud che si è svolta oggi, sabato 3 ottobre, nel cuore di Roma, con partenza da Piazza della Repubblica.

Al corteo hanno aderito circa 50 associazioni di Roma e Provincia. Alcune centinaia di persone hanno sfilato non solo per contestare il mega impianto che si sta realizzando a Santa Palomba nel IX Municipio, al confine con Ardea, Pomezia, i Castelli Romani, ma la ‘logica novecentesca’, secondo l’espressione dell’eurodeputato Dario Tamburrano presente all’iniziativa, dell’incenerimento come soluzione per i rifiuti, volta ai guadagni dei soliti noti. Erano presenti delegazioni di altre regioni quali Toscana e Campania con le mamme coraggio di Acerra che due anni fa hanno impedito la realizzazione della quarta linea dell’inceneritore lì presente. Al termine della manifestazione, nel pomeriggio, presso la sede di via Buonarroti della CGIL, è stata formalizzata la nascita del Coordinamento nazionale contro gli inceneritori. 

Nuovi partigiani nel cuore di Roma fino ai Palazzi del Potere

“Chi difende l’ambiente, i territori, la salute, la cultura di questo Paese, l’economia, sono i nuovi partigiani e le nuove partigiane del futuro”, le parole di Elena Mazzoni, coordinatrice nazionale presso Rete dei Numeri Pari, al momento della partenza del corteo che da Piazza della Repubblica ha sfilato lungo via del Tritone, via Barberini, per poi arrivare a Piazza Barberini. 

Quella di oggi non è stata la prima sortita nella Capitale degli attivisti dei Castelli Romani: ce ne sono state in precedenza in Campidoglio, ma è la prima che ha attuato un tragitto sotto alcuni Palazzi del Potere. L’intento della protesta è stato di rompere il silenzio: a quattro anni dall’avvio dell’iter, l’inceneritore di Roma sembra sommamente  sconosciuto ai romani.

Eppure, secondo le intenzioni dell’amministrazione guidata dal sindaco  Roberto Gualtieri, è destinato a bruciare esclusivamente rifiuti della Capitale, sia pure a discapito di acqua, terra, risorse dei Castelli Romani. Il progetto è sempre stato raccontato come inevitabile, a dispetto di criticità, obiezioni, esposti avviati da attivisti e comitati, procedimenti pendenti per presunti reati ambientali, l’ultimo la movimentazioni di terre tossiche e con presenza di amianto nel cantiere. 

A proposito di vertenze in sospeso, l’evento ha volutamente anticipato di quattro giorni, l’attesa udienza di merito al TAR per valutare la legittimità delle autorizzazioni che potrebbe portare alla sospensione dell’impianto di Santa Palomba. Nella Capitale si è fatta sentire la voce di cittadini, delle associazioni in rappresentanza di territori che non vogliono diventare la discarica di Roma, è stata ribadita l’assenza di trasparenza su scelte che riguardano il futuro della Capitale e della sua Area Metropolitana. Presenti anche scout, studenti e bambini, tra cui la più piccola manifestante di appena 21 mesi . “Gualtie’ se non inquina facce casa tua! Firmato ‘Le formiche Marino’”, recitava un cartello.

Uno dei momenti più significativi è stato al passaggio dei manifestanti sotto la sede della Vianini Lavori Spa, società del Gruppo Caltagirone che sta realizzando l’impianto. “Questo impianto si fa perché loro devono guadagnare”, le parole di Marco Alteri, portavoce della Rete Tutela Roma Sud che ha invitato tutti i presenti a rumoreggiare con i fischietti in direzione del palazzo interessato. “Caltagirone pensa di essere il padrone di Roma, ma noi lo impediremo”. Altro passaggio significativo, quello sotto la sede del Messaggero, simbolo del bavaglio all’informazione: “Noi ci siamo resi conto che un sindaco che fa bene alla città deve avere Il Messaggero contro, e questo sindaco non ce l’ha contro”, ancora Alteri che ha raccontato di contro le disavventure dell’ex sindaco Ignazio Marino. “Rivendicando autonomia dai poteri economici in ogni ambito, nel momento in cui ha firmato un piano industriale dell’Ama orientato al recupero di materia potenziando i 4 TMB (Trattamento meccanico biologico) di Roma, Marino è stato defenestrato con accuse incosistenti”, ha detto.

Assordante silenzio istituzionale e mediatico

Da sottolineare, l’assenza in massa di rappresentanti istituzionali dei Castelli Romani a cominciare dai sindaci. Eloquenti le parole di Paolo Gasperini, presidente del Consiglio comunale di Castel Gandolfo. “Giorni fa ho partecipato alla presentazione dei Castelli Romani come candidati a Capitale della Cultura italiana, in quell’occasione i 17 comuni erano rappresentati tutti. Oggi, in una manifestazione come questa, di 17 comuni rappresentati ce ne sono 2 o 3, con consiglieri comunali, neanche primi cittadini. Ci saremmo aspettati qui la presenza di tutti i primi cittadini dei 17 comuni, sarebbe stato importante il messaggio che si sarebbe dato alla comunità di Roma Capitale”. E anche Alteri ha registrato questa assenza: “Avremmo voluto accanto a noi i sindaci a sfilare con il gonfalone, simbolo delle nostre comunità, attorno al quale avremmo voluto unirci”, le sue parole. La Rete ha chiesto alle forze politiche di schierarsi pubblicamente, ma la risposta è stata la non partecipazione all’iniziativa di oggi, come già ad altri eventi locali in precedenza. Il silenzio assordante è anche quello del sistema mediatico non pervenuto: né tv né testate nazionali erano presenti a documentare la manifestazione.

Chi c’era

A inizio manifestazione, Elena Mazzoni ha precisato che la Rete dei Comitati ha invitato formalmente tutte le amministrazioni dei Castelli Romani e tutte le formazioni politiche. L’invito è stato recapitato ai protocolli dei Comuni. Ad esso, è poi seguito un appello diretto ai sindaci perché oggi fossero presenti con il gonfalone della propria città al fianco di cittadini e cittadine per portare a Roma la voce e la rappresentanza delle comunità locali su una questione che riguarda il territorio, l’ambiente e le scelte che segneranno il futuro. Così non è stato. E quindi le bandiere con le sigle politiche presenti, hanno rimarcato non una scelta di campo precostituita, ma assenze.

E allora chi c’era? Erano presenti Virginia Raggi, consigliera capitolina M5S, già sindaca di Roma, Dario Tamburrano, eurodeputato 5 stelle, Adriano Zuccalà, consigliere regionale 5 Stelle, già sindaco di Pomezia, i consiglieri M5S al IX Municipio, Carla Canale e Marco Cerisola, Alessandra Zeppieri, consigliera regionale, Salvatore Tedone, consigliere comunale di opposizione ad Albano e poi  Trivelloni, Peduzzi, Galanti e Cammarano, il consigliere di opposizione di
Ariccia, Profico. Tra i presenti, anche il consigliere Fabio Vittorini del XII Municipio di Roma a cui si diveno video con spiegazioni esaustive anche sulle conseguenze economiche per i romani se l’inceneritore dovesse entrare in funzione.

Virginia Raggi ha riferito dei “danni alla salute che questa tipologia di impianti vecchi e pericolosi del secolo scorso continuano a fare e l’impianto voluto da questo sindaco e appoggiato da tutta la sua maggioranza”. Ha ricordato i 4 esposti presentati alla Corte dei Conti anche con l’eurodeputato Tamburrano per denunciare vizi procedurali e sostanziali dell’impianto “a partire dal conflitto di interessi del sindaco di Roma che è anche il principale azionista di Acea, principale responsabile di questo impianto, e anche soggetto che autorizza l’impianto”. Infine ha informato i presenti sulla interrogazione presentata lo scorso 28 settembre “rispetto a questo ultimo scandalo: abbiamo visto che di notte con le scavatrici riempivano big bag rifiuti contenenti amianto. Continuiamo la battaglia per fermare l’ecomostro e provare un futuro diverso per noi e i nostri figli” 

Adriano Zuccalà ha parlato delle proposte alternative “presentate in Regione Lazio anche con la collega Zeppieri per risolvere il problema smaltimento rifiuti di Roma Capitale. Apriamo i tavoli di confronto e facciamolo, la possibilità c’è”. E Alessandra Zeppieri ha ribadito i tanti motivi del no all’inceneritore e ha parlato dell’interrogazione urgente presentata in Regione qualche giorno fa per accertare se nel cantiere di Santa Palomba ci sia amianto.

La denuncia dell’eurodeputato Tamburrano

Nel suo intervento, l’eurodeputato Tamburrano ha sottolineato “le contraddizioni di una politica 900esca come quella di Gualtieri che magari vieta la Panda Euro 4 al vecchietto che fa 30 chilometri al mese, ma nello stesso tempo costruisce un impianto che produrrà almeno 600 mila tonnellate di CO2 l’anno, l’equivalente di centinaia di migliaia di veicoli Euro 4. Contraddizioni da raccontare di un radicalismo chic che va a colpire classi meno abbienti e poi ti fanno l’inceneritore”. Ha poi portato notizie sulla questione ETS2 (estensione normativa del sistema EU Emission Trading Scheme introdotto dall’Unione Europea per ridurre le emissioni di CO2), la nuova normativa che dovrebbe tassare alcune emissioni tra cui quelle degli inceneritori dal 2030.  Ha denunciato che proprio in questi giorni il sindaco Gualtieri si è recato a Bruxelles per chiedere deroghe all’ETS2: “è andato a parlare con il commissario al clima – ha detto per andare a interferire sul processo legislativo e sulla proposta e infatti, guardate un po’ la proposta sulle Ets 2 rimanda la tassazione degli inceneritori all’anno del poi. Quindi abbiamo un’Europa che permette che uno stato membro si continui a costruire un inceneritore con anche il danno geopolitico di distruggere le materie prime che poi dobbiamo importare”.  

Al via il Coordinamento nazionale contro gli inceneritori

Dalle 15,  ha preso il via presso la CGIL l’incontro di tutte le vertenze che a livello nazionale contrastano l’incenerimento: delegazioni arrivate da Sicilia, Marche, Toscana, Umbria, Liguria. Al momento in Italia ci sono 37 inceneritori attivi. L’idea di un coordinamento nazionale nasce dalla volontà di costringere la politica ad avere una linea unica e coerente ai tavoli delle vertenze senza fare giochi in nome del consenso elettorale. Si è inoltre avviato un confronto sul fatto che la realizzazione di questi impianti non riguarda soltanto la gestione dei rifiuti, ma il modello di sviluppo per i territori, consapevoli delle conseguenze su salute, paesaggio, ambiente, economia e qualità della vita delle comunità.

Comitati e associazioni che hanno aderito e partecipato oggi

* CdQ Montagnano

* CdQ Pavona Uno

* CGIL Roma Sud Pomezia Castelli

* Comitato Protezione Boschi

* Comunità Laudato Si’ dei Castelli Romani

* Forum Ambientalista

* ISDE Lazio

* Italia Nostra – Castelli Romani

* Legambiente

* Mamme No Inceneritore di Roma

* Resistenza Dopolavoro Velletri

* Rete Tutela Roma Sud e Castelli Romani

* Zero Waste Italy

* WWF Roma

* Associazione per il Cambiamento

* Noicambiamo.it (giornale online)

* Sezione Scout dei Colli Albani CNGEI

* Associazione Roma No Profit

* Rete dei Numeri Pari

* Comitato “nonCIStiamo” – Montale – Agliana e piana pistoiese/ pratese.

* Mamme no inceneritore – Firenze

* Genitori in Ruolo – Marino (Roma)

* Fare Verde 

* Capibara – Media Partner 

* ARCI Roma

* Associazione “Famolo”

* Associazione Movimento per la Decrescita Felice – (Roma)

* Comitato Unitario No 4 Linea Inceneritore, per la tutela ambientale Acerra

* Associazione Volontari Antiroghi Acerra

* Donne del 29 Agosto Acerra

* Associazione “Le mamme di Miriam” Acerra

* Istituto comprensivo Albano e Primo Levi di Marino

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

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