Arabia Saudita e il programma nucleare

Un accordo trentennale tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti è stato firmato dai due Paesi durante gli incontri bilaterali di questi giorni   Il programma …

Un accordo trentennale tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti è stato firmato dai due Paesi durante gli incontri bilaterali di questi giorni

 

Il programma nucleare, per ora a scopi civili, è stato siglato da Riad e Washington. Le aziende statunitensi si occuperanno dello sviluppo delle infrastrutture nucleari a scopo civile con l’obiettivo di soddisfare il fabbisogno energetico dell’Arabia Saudita

 

L’accordo si chiama “Agreements 123”

 

Questo accordo, firmato dal ministro dell’Energia statunitense Chris Wright e dal suo omologo saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, ha di fatto tagliato fuori le aziende russe e cinesi che puntavano allo stesso obiettivo.

È stato firmato anche un altro accordo, il cui contenuto è ancora segreto, che garantirebbe la sicurezza dello sviluppo del nucleare. Si tratterebbe di alcuni divieti per usi diversi da quelli previsti dall’accordo, quindi l’uso militare sarebbe vietato.

Per entrare in vigore, tale accordo deve però essere sottoposto all’approvazione del Congresso americano, ma alcuni legislatori hanno mostrato delle perplessità.

Ci saranno 90 giorni di tempo per sollevare eccezioni, ma sarà comunque difficile superare i due terzi del Congresso per aggirare un eventuale veto presidenziale, che, se le cose dovessero mettersi male, verrebbe sicuramente usato.

 

L’intesa

 

Anche se non sembra sia stato inserito negli accordi, Trump ha dichiarato che “l’intesa è vincolata dall’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo”.

Trump ha inoltre affermato che “non è previsto e non ci sarà mai un piano per l’arricchimento dell’uranio, perché ci sarebbe un cambio di destinazione d’uso, da civile a militare, e questo non lo permetteremo”.

Nucleare sì, ma non subito

 

Il tempo stimato per avviare il processo nucleare a scopi civili non sarà inferiore a due anni.

Verrà condotto uno studio congiunto per verificare che l’operazione sia economicamente sostenibile e praticabile in territorio saudita, ma qui si intende l’arricchimento, cosa che Trump ha categoricamente smentito: il nucleare saudita sarà solo per scopi civili. Con questa discrepanza iniziale, il Congresso avrà più margine di manovra per prendere una decisione.

Una grossa lacuna sarebbe però la mancanza di un accordo come quello stipulato nel 2009 con gli Emirati Arabi Uniti, con il supporto dell’AIEA, che prevedeva ispezioni approfondite sui siti nucleari.

Ci saranno supervisioni, grazie all’Atomic Energy Act, ma potrebbero non bastare.

 

Accordi di Abramo

 

Nel 2020, con la mediazione degli Stati Uniti, sono stati raggiunti accordi di portata storica.

Israele, il Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti hanno riallacciato le relazioni diplomatiche ed economiche, con un focus particolare su turismo, tecnologia e sicurezza. In un secondo momento, agli accordi si sono aggiunti il Marocco e il Sudan.

Anche se l’idea era quella di una collaborazione in questi settori, l’obiettivo principale era quello di contenere l’influenza iraniana nella regione.

 

Proliferazione nucleare

 

L’idea di Trump è quella di cambiare gli equilibri in Medio Oriente. Ma le insidie sono sotto gli occhi di tutti. Quale sarà il prossimo Stato che vorrà il nucleare?

L’Egitto o la stessa Tunisia potrebbero avanzare richieste di accordo nucleare simili a quelle dell’Arabia Saudita.

C’è poi la questione aperta con il nucleare iraniano: con l’accordo appena siglato con i sauditi, gli iraniani potrebbero avanzare richieste simili o addirittura privilegiate.

La regione, già con una fragile pace, potrebbe andare incontro a problemi ancora più seri.

 

 

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