Castel Gandolfo, in tanti al Lago Albano dopo l’Angelus di Ferragosto: un giorno senza pensieri tra tuffi, pedalò e libertà

Più di qualcuno nel giorno di Ferragosto, incurante delle temperature soffocanti, è sceso a piedi al lago con ammirevole esuberanza dopo aver partecipato agli eventi in Piazza della Libertà che ieri, 15 agosto, hanno trasportato Castel Gandolfo in una dimensione planetaria.

Papa Leone ha celebrato la Messa nella Chiesa Pontificia di San Tommaso da Villanova nel giorno della festività dell’Assunzione di Maria e, a seguire, ha recitato l’Angelus in una piazza rovente con il sole a picco, implacabile, sui pellegrini resistenti.

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Dal bagno di folla e di sudore al bagno al lago, è stato un balzo concettuale repentino, diffuso, un pensiero che ha accomunato tanti pellegrini. Dalla piazza alle spiagge lacustri, è stato un passaggio spontaneo per tanti. In qualche caso si è trattato di intere famiglie, nordamericane, ma anche peruviane o asiatiche.

Le stesse che poi temerariamente sono risalite a piedi, in qualche caso con l’ombrellone formato extra large usato come riparo collettivo durante il duro cammino. Come che sia, è stata una corsa verso il lago, vuoi da casa o dalla piazza delle celebrazioni papali.

In un linguaggio muto, tutti sembravano voler dire la stessa cosa: Ferragosto è soprattutto questo, festa, svago del corpo e della mente, affrancamento dal lavoro.

In un’atmosfera sospesa, in un giorno in cui la vacanza, finalmente, diventa diritto universalmente riconosciuto, o quasi, anche di chi non ha finora potuto concedersi non si dica una villeggiatura ma un accenno di fuga, la corsa al lago ha sancito il diritto ad assentarsi, almeno un giorno.

E non un giorno qualsiasi, il ‘Capodanno d’estate’, creato da Augusto, guarda caso un veliterno, festività che spacca in due agosto, segna il discrimine tra un prima, l’inizio dell’estate, fatto di sogni e progetti che poi si scoprono essere irrealizzabili, e un dopo, la chiusura della stagione tra costrizioni risorgenti e nuove coercizioni.

Ieri però è stato permesso a molti di azzerare doveri e obblighi. E la corsa al lago, sta a raccontare la volontà di obliarsi, il ripristino di un principio di salute in una natura, seppure alterata, sempre benefica, proprio assecondando il monito di Papa Leone a chiusura dell’Angelus di rinfrancarsi dalle fatiche quotidiane con l’immersione nel Creato e tramite qualche buona lettura.

E così, il Lago Albano di Castel Gandolfo, vissuto con occhi nuovi, ieri è sembrato ‘immacolato’, pareva uscito da una cartolina in bianco e nero, a dispetto delle sue dolorose problematiche. C’era aria di festa.

Non era più il malato cronico, il paziente tenuto d’occhio da questo o quell’altro esperto, monitorato da enti scientifici, oggetto di convegni, eterne discussioni, dispute politiche. Ieri vigeva un’amnesia collettiva, uno stato di grazia nel percorrere le sue sponde creando un amalgama nuovo, nozze alchemiche tra i suoi misteri e l’umanità in cerca di una immersione ‘panica’.

Nessuno pareva sapere o ricordare più che si è abbassato di sette metri e mezzo negli ultimi quarant’anni e che continua a farlo, e se l’estensione delle spiagge sta lì ad evidenziarlo, è parso non fare effetto a chi a Ferragosto ha desiderato viverlo per rigenerarsi. Messo da parte, per un giorno, il sapere che con i suoi 170 metri è il cratere vulcanico più profondo d’Italia, o che ha un fondale che rilascia gas magmatici monitorati, che la captazione idrica non si ferma, che ci sono controversie sul progetto di potenziare il pozzo Sforza Cesarini con una nuova condotta come sull’altro delle gronde per ‘reidratarlo’, o che il Villaggio delle Macine, uno dei più grandi e importanti insediamenti palafitticoli della media età del bronzo in Italia e nell’area mediterranea, è andato pressoché distrutto.

Tutto messo temporaneamente in pausa, agli occhi dei frequentatori, turisti stranieri, italiani e anche castellani accorsi qui per vivere l’incanto, anche senza aver seguito le celebrazioni papali.

Ed ecco quindi la corsa al lago come slancio individuale e collettivo. C’è chi si è tuffato, chi ha disegnato bracciate lunghe e composte, chi è rimasto a mollo. Signore e ragazze hanno fatto salotto quasi a riva chiacchierando da un materassino a un altro, e poi c’è chi è restato a guardare l’orizzonte in attitudine composta su sedioline immerse nell’acqua.

Gruppi allegri hanno giocato a palla. C’è chi ha cercato il contatto con il cratere nato dalle lacrime di un gigante sconfitto, imbarcandosi, prendendo il largo. Che sia stato una canoa, un barchino, una barca a vela o un sup, l’importante è stato navigare. Un paio di coppie hanno scelto la barca a remi.

I pedalò sono andati a ruba e di stabilimento in stabilimento sui moli si sono formate piccole file in attesa che, finito il turno precedente, i mezzi a forma di cigni o dalle forme più tradizionali, si rendessero disponibili. Si è imbarcata una famiglia americana, madre e due figli. Nel viavai, è tornata a riva una famiglia cinese residente a Tor Pignattara: ha scelto questa meta per la tranquillità. Unico colpo di scena: essersi arenata in un’area argillosa del lago per poi essere liberata da un bagnino.

Per una famiglia di Nettuno, madre, padre, due figli, il Ferragosto al lago Albano è ormai una tradizione che si ripete ogni anno. Il mare è troppo ‘ordinario’, troppo caotico, qui la tranquillità è assicurata e il venticello di ieri ha dato ristoro. Sono passate le moto d’acqua della Polizia Fluviale a vigilare sulla sicurezza dei bagnanti, nell’ambito del progetto Lago Sicuro.

Alcuni turisti si sono imbarcati sul battello Falco del Parco Regionale dei Castelli per esplorare il Sentiero dell’Acqua, dalla riva occidentale fino alle pareti rocciose e alla zona sud-est, la più selvaggia e misteriosa che pare avere memoria di eventi geologici primordiali.

Tra sfumature di verde, azzurro e blu intenso, l’acqua ha regalato a tutti fascinazione e meraviglia.

Intanto, a riva c’era chi come Lorenzo, assistente bagnanti delle Ninfe Beach Club teneva il conto dei pedalò in arrivo e in partenza, ma ha lamentato la stasi infrasettimanale, auspicando che al lago siano riservate più cure e manutenzione.

Ma c’è stato anche chi è rimasto a riva a giocare con il cane, o a chiacchierare di tutto e di niente. Avvistati anche gruppi di famiglie accampate nella spiaggia libera con borse termiche e vettovaglie. Facile immaginare scorte di pollo ai peperoni, paste fredde, frittate, pomodori col riso e cocomeri custoditi in contenitori blindati. Come se questa giornata dovesse durare l’eternità. E invece, subito si è fatta sera, per riecheggiare il poeta, accarezzando il sogno di una vita più libera, affrancata da preoccupazioni, anche per il lago stesso.

L’auspicio è che la corsa alla palingenesi, il rito di liberazione collettivo sia coinciso con i doveri di civiltà: lasciare i luoghi puliti. Terminata la rigenerazione nelle acque, Ferragosto è passato, lasciando intatte domande e fragilità. Anche quelle del lago.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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