Genzano, il PCI rompe il silenzio sul voto: “Sconfitta storica, il centrosinistra faccia autocritica”

 A poco più di un mese dall’esito delle elezioni comunali che hanno sancito, per la prima volta nella storia democratica della città, l’affermazione del centrodestra, il Partito Comunista Italiano – Sezione di Genzano interviene con una lunga analisi politica del voto. Firmato dal segretario di sezione Virgilio Seu, il documento attribuisce la sconfitta del centrosinistra a una serie di errori strategici e politici maturati prima e durante la campagna elettorale, soffermandosi anche sulle scelte compiute al ballottaggio e sul nuovo corso amministrativo. Di seguito il comunicato integrale diffuso dal PCI.

“Prima di fare, come Partito Comunista Italiano, un comunicato ufficiale relativo ai risultati delle elezioni comunali, abbiamo atteso di leggere i commenti e le analisi dei partiti del centrosinistra; speravamo di leggere di una generale presa d’atto di una sconfitta storica per la nostra Città, unitamente all’assunzione di responsabilità da parte dei loro gruppi dirigenti; a tutt’oggi siamo ancora in attesa di leggere qualcosa in merito.

Abbiamo, quindi, deciso di articolare una nostra prima, parziale, analisi del voto e delle cause che, secondo noi, hanno portato le destre e i fascisti a vincere le elezioni comunali a Genzano, per la prima volta nella storia democratica del nostro Paese.

Per prima cosa, bisogna dire che ciò non è avvenuto perché le destre hanno conquistato un voto politico/amministrativo di maggioranza nella nostra città (basterebbe verificare la distribuzione dei voti alle liste collegate agli altri candidati a sindaco nel primo turno e i risultati del Referendum sulla giustizia che hanno visto prevalere il NO con oltre il 58 per cento dei voti) bensì per una serie di fattori che, come in una tempesta perfetta, hanno visto errori su errori da parte di quei gruppi dirigenti dell’area di centrosinistra e moderata che avevano il dovere ( noi lo chiamiamo obbligo morale) di trovare una soluzione per impedire alle destre di conquistare il nostro Comune e allo stesso tempo per gettare le basi per cambiare, nettamente, il modo di governare portato avanti degli ultimi anni.

E dobbiamo dire, con estrema chiarezza, che il primo punto è proprio questo. La maggioranza di governo uscente ha governato male!

Al di là delle cose fatte, non fatte o fatte male, la realtà più evidente è che la precedente Giunta Comunale si è comportata come una sorta di corpo estraneo rispetto al nostro popolo. Da tempo, era sempre più evidente il distacco dai cittadini, una sorta di auto isolamento che non c’è mai stato nella tradizione amministrativa del nostro Comune (a parte la breve parentesi dei 5 Stelle e, peggio ancora, del successivo commissariamento). Questo distacco li ha portati a non vedere, e soprattutto non capire, l’insofferenza che montava nei confronti della Giunta e della maggioranza uscente.

Allo stesso tempo, neanche da parte delle varie liste, di area progressista e civico democratica, c’è stata la consapevolezza della assoluta necessità di organizzare un’unica coalizione di alternativa al centrosinistra oltre che, naturalmente, alla destra.

Come PCI, avevamo proposto a queste forze, per superare la logica dei rispettivi candidati a sindaco di bandiera, di organizzare le “Primarie del cambiamento” tra i vari candidati, dando direttamente la parola ai cittadini, al fine di scegliere un unico candidato a sindaco in grado di raccogliere un consenso che lo avrebbe portato, sicuramente, al ballottaggio contro la destra.

Le logiche di parte ed una illusoria certezza di poter raggiungere, da soli, il risultato, ha portato qualcuno a chiamarsi fuori e a far saltare questa alleanza alternativa.

Per questo, come Partito, insieme ad altri compagni, abbiamo deciso di non partecipare a questa inutile e dannosa frammentazione; abbiamo lavorato per creare una alternativa unitaria al centrosinistra e alla destra ma non siamo riusciti a convincere gli altri.

Presentare un’altra lista avrebbe frammentato, ulteriormente, il voto alternativo alla destra e al centrosinistra. A noi era chiaro che il sindaco uscente, a questo punto, sarebbe andato al ballottaggio e sarebbe stato il candidato più debole. 

Ma ciò che riteniamo ancora più grave è il fatto che il centrosinistra, dopo aver ottenuto al primo turno, con il proprio candidato, uno striminzito 29 per cento (indietro di 575 voti rispetto al candidato della destra che ha superato il 34 per cento) non abbia compresa l’impossibilità di una propria vittoria senza il supporto delle altre formazioni.

L’aver rifiutato l’apparentamento con gli altri due candidati che, complessivamente, avevano ottenuto oltre il 30 per cento dei voti, la dice lunga sulla responsabilità dei gruppi dirigenti del centrosinistra in questa storica sconfitta.

Ma dopo aver rilevato l’irresponsabilità dei gruppi dirigenti del centrosinistra, non possiamo non rilevare il fatto che altri non abbiano dato indicazione di voto contro il pericolo della vittoria della destra. Abbiamo sentito dichiarazioni di non voto contro il candidato del centrosinistra e della destra e, addirittura, abbiamo visto la coalizione di Città Futura, in corso d’opera, stringere un accordo che la portava a far parte della coalizione di destra, con in cambio incarichi istituzionali e di governo. Per questo, come Partito Comunista Italiano, abbiamo fatto un “appello al voto antifascista”.

Lo abbiamo fatto, vista la gravità della situazione, pur rimarcando il fatto che, come comunisti, siamo alternativi al centrosinistra sia in campo nazionale che in quello locale; lo abbiamo fatto senza chiedere nulla in cambio, ovviamente. Abbiamo rivolto quell’appello direttamente al popolo genzanese, a prescindere dalla rispettiva collocazione politica, al contrario di altri che fanno parte, o facevano parte, di formazioni politiche che spesso ci attaccavano riempiendosi la bocca del “…altrimenti vincono le destre”, portando avanti, in campo nazionale, politiche contro gli interessi dei lavoratori, dei ceti medi, dei giovani; e contro gli stessi interessi nazionali. Oggi il loro antifascismo si è fermato davanti alle poltrone, anche a Genzano. Del resto, i loro Partiti sono gli stessi che non si accorgono che al potere in Ucraina, dopo il colpo di stato di Maidan, ci sono i nazisti; gli stessi che utilizzano i soldi dei cittadini italiani per finanziare quel Paese e inviare armi per proseguire una guerra che, finora, ha causato centinaia di migliaia di morti e che rischia di trascinare anche il nostro Paese e l’intera Europa in quel conflitto. Per concludere, si è parlato, come primo atto dall’insediamento del nuovo sindaco, della sostituzione della bandiera tricolore sul monumento ai caduti in Piazza Frasconi. Era giusto e doveroso farlo; la precedente era oramai totalmente consunta e non è accettabile il fatto che la si sia lasciata a lungo in quelle condizioni; la bandiera rappresenta la nostra Italia e il nostro Popolo. Peccato, però, che nelle stesse ore la nuova Amministrazione abbia tolto dal balcone del Palazzo comunale la bandiera della Palestina, simbolo della solidarietà del popolo Genzanese nei confronti del popolo Palestinese che sta subendo un vero e proprio genocidio da parte di Israele.

Questo lo diciamo per far riflettere tutti sul fatto che amministrare non significa solo “tappare le buche” o “garantire la manutenzione”, cose ovviamente indispensabili per mantenere il decoro e la sicurezza della città; significa anche rappresentare le sensibilità, la storia, le aspettative di un popolo che ha ancora tanto da dire e da fare. La storia di Genzano è la storia della conquista, per la prima volta in Italia, da parte dei braccianti agricoli, della giornata lavorativa di 6 ore, grazie a dure e lunghe battaglie (conquista dei lavoratori eliminata poi dal regime fascista appena insediato). E’ la storia di una comunità che ha sempre lottato contro il fascismo, sia prima del suo avvento che durante il ventennio del regime, pagando con il sangue e con le centinaia di anni di carcere speciale e di confino. Che è stata in prima linea nella lotta partigiana e nella costruzione delle nuove Istituzioni democratiche. Che è stata non solo la roccaforte dello storico Partito Comunista Italiano nei Castelli Romani e nel Lazio ma anche un baluardo in difesa della libertà e della democrazia negli anni del dopoguerra. Genzano, per chi non ricorda, non è solo un Comune di 23 mila abitanti ma un simbolo.

L’appello che, come PCI, ci sentiamo di rivolgere direttamente al popolo Genzanese, al nostro Popolo, è, quindi, di riflettere su quanto è avvenuto e, allo stesso tempo, di impegnarsi per riprendere la propria strada.  I comunisti, come sempre, faranno la loro parte”.

         Il Segretario della Sezione, Virgilio Seu

 

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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