Genzano, presentato il libro “Il voto alle donne” di Mario Avagliano e Marco Palmieri: un viaggio nella lunga conquista dei diritti femminili

Si è svolta sabato 30 maggio 2026, dalle ore 17.30, presso la Sala dei Vetri di Palazzo Sforza Cesarini a Genzano di Roma, la presentazione del libro “IL VOTO ALLE DONNE” La storia di una battaglia della suffragette alla Costituente, di Mario Avagliano e Marco Palmieri, un appuntamento di grande valore storico e civile dedicato agli ottant’anni del suffragio femminile in Italia, organizzato dalla locale sezione Anpi Salvatore Capogrossi.

Ad aprire l’incontro è stata Maura Bossoletti, vicepresidente ANPI di Genzano, che ha introdotto il volume definendo “ogni pagina una piccola chicca”, sottolineandone la capacità di raccontare, con rigore e profondità, una parte fondamentale della storia italiana. Bossoletti ha ricordato l’importanza di difendere costantemente la memoria storica, la democrazia e l’indipendenza della donna, temi che attraversano l’intero lavoro degli autori.

La parola è poi passata ad Agnese Palma, componente della presidenza ANPI provinciale di Roma, che ha portato ai presenti i saluti dell’associazione provinciale. Nel suo intervento ha collegato il tema dell’ottantesimo anniversario del voto alle donne alle problematiche dell’attualità, soffermandosi sul crescente fenomeno dell’astensionismo femminile, sintomo di un diffuso disincanto verso la politica e le sue dinamiche. «Oggi assistiamo a un numero sempre più elevato di donne che si allontanano dal voto perché disamorate dalla politica e dalle sue modalità», ha osservato Palma, ribadendo l’importanza degli incontri nelle scuole per trasmettere alle nuove generazioni il significato della partecipazione democratica.

Ampio spazio è stato dedicato al ruolo delle donne nella Resistenza e ai pregiudizi che accompagnarono l’estensione del diritto di voto femminile: si temeva, infatti, cosa avrebbero potuto votare le donne, vittime di stereotipi profondamente radicati nella società dell’epoca. Palma ha affrontato inoltre il tema dell’emancipazione femminile, ribadendo come l’autonomia economica rappresenti ancora oggi una condizione imprescindibile per la libertà della donna. «Una donna deve poter essere autonoma ed economicamente indipendente», ha affermato, ricordando come ancora oggi molte siano costrette a scegliere tra maternità e lavoro. «La piena attuazione delle pari opportunità è ancora molto lontana».

Successivamente è intervenuto Mario Avagliano, giornalista, storico e saggista, autore insieme a Marco Palmieri del volume presentato. Avagliano ha raccontato la genesi del libro, nato inizialmente dall’intenzione di approfondire il primo voto femminile del marzo 1946. Tuttavia, un’attenta analisi comparativa internazionale ha evidenziato un dato sorprendente: l’Italia arrivò tra gli ultimi Paesi all’appuntamento con il suffragio femminile — basti pensare che perfino l’Afghanistan aveva formalmente introdotto il voto alle donne già nel 1929.

«All’inizio volevamo concentrarci sul primo voto delle donne del 1946», ha spiegato Avagliano, «ma studiando il contesto internazionale ci siamo resi conto che l’Italia era arrivata tardissimo a questo appuntamento storico». Da qui, ha raccontato, è nata l’esigenza di interrogarsi sulle ragioni di tale ritardo, intraprendendo un lungo percorso storico che riporta il lettore fino al Risorgimento.

Il volume si apre significativamente con una frase di Maria Montessori del 1899, nella quale emerge la convinzione che la donna non dovesse più essere relegata a soggetto passivo della società.

Avagliano ha ripercorso la condizione femminile nell’Italia di fine Ottocento: donne considerate inferiori, marginalizzate nella vita pubblica e privata, spesso costrette persino a mangiare in piedi e non a tavola con la famiglia. Pur avendo partecipato attivamente alle lotte di Milano e Napoli, non furono riconosciute come protagoniste del Risorgimento e rimasero prive di diritti. Con il Codice Pisanelli si consolidò inoltre il principio dell’autorizzazione maritale, che obbligava le donne a chiedere il consenso del marito persino per amministrare i propri beni, segnando un arretramento rispetto alle tutele conosciute in alcuni territori dell’ex Impero austro-ungarico.

Queste condizioni favorirono la nascita del movimento emancipazionista, animato da figure di straordinario rilievo come Anna Kuliscioff, conosciuta prevalentemente come compagna di Filippo Turati ma in realtà fu molto di più: grande femminista, intellettuale e tra le fondatrici del partito socialista italiano. Anna Maria Mozzoni, tra le prime oppositrici del Codice Pisanelli e considerata la madre del suffragismo italiano; e Lidia Poët, pioniera del diritto italiano, tra le prime donne laureate in giurisprudenza, costretta ad attendere il 1920 per poter esercitare la professione forense dopo una lunga battaglia giudiziaria.

Molte donne tentarono di iscriversi alle liste elettorali, ma i loro nomi vennero sistematicamente cancellati dagli uomini. Una svolta importante arrivò durante la Prima guerra mondiale: con gli uomini al fronte, le donne entrarono in massa nel mondo del lavoro, salvo poi essere osteggiate e respinte al termine del conflitto. Nel 1919 l’Italia sembrò vicina a un decisivo avanzamento sul piano dei diritti femminili, con l’abolizione dell’autorizzazione maritale e progetti riguardanti voto e divorzio; ma la caduta del governo e l’avvento del fascismo bloccarono questo processo.

L’analisi del libro si estende anche allo sport e al rapporto tra donne e fascismo. In una prima fase molte donne aderirono al regime, affascinate dalla propaganda mussoliniana, salvo poi scontrarsi con una realtà che le relegava al ruolo di madri, casalinghe e “angeli del focolare”, ostacolandole nello studio, nel lavoro e nella vita pubblica. Progressivamente molte compresero l’inganno del fascismo e divennero protagoniste della lotta resistenziale.

Avagliano ha ricordato inoltre il decreto elaborato nel 1945 da Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi, che inizialmente riconosceva alle donne il solo elettorato attivo, escludendole dall’essere candidate. Si arrivò infine al 2 giugno 1946, quando le donne italiane parteciparono al voto in massa, addirittura in misura superiore agli uomini, decretando il successo di una conquista ottenuta nonostante una violenta campagna denigratoria nei loro confronti.

L’incontro si è concluso con un vivace dibattito con il pubblico. Nel corso del confronto, Agnese Palma e Maura Bossoletti hanno inoltre richiamato l’attenzione sull’importanza dell’educazione scolastica e sesso- affettiva, sottolineando il ruolo fondamentale della collaborazione tra scuola e famiglia nella formazione delle nuove generazioni. Educare al rispetto, alla consapevolezza delle differenze, alla parità di genere e alla cittadinanza democratica significa infatti dare continuità concreta a quelle battaglie per i diritti che hanno segnato il cammino delle donne verso il voto e la piena partecipazione alla vita pubblica. Avagliano poi ha ribadito un concetto centrale: le battaglie per i diritti delle donne non riguardano soltanto le donne, ma devono coinvolgere anche gli uomini, in una società ancora profondamente costruita a misura maschile e segnata da persistenti ritardi culturali.

«La società è ancora fortemente a misura d’uomo e ci portiamo dietro un ritardo culturale che non abbiamo ancora superato», ha sottolineato. «I diritti non sono mai scontati, bisogna continuare a lottare per difenderli».

Per questo motivo “Il voto alle donne” si propone non soltanto come un’opera storica, ma come un vero e proprio strumento di consapevolezza e di battaglia civile. «Considero questo libro uno strumento di battaglia e di riscatto della figura femminile», ha concluso Avagliano.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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