di Dante Maria Giraldi   “Gutta cavat lapidem”. La goccia perfora la pietra   Questo lo sapevano bene i latini, come altrettanto lo sanno le élite …

di Dante Maria Giraldi

 

“Gutta cavat lapidem”. La goccia perfora la pietra

 

Questo lo sapevano bene i latini, come altrettanto lo sanno le élite economiche, finanziarie e
politiche, che nel corso degli anni, silenziosamente e con perseveranza, ci hanno resi
completamente indifferenti alla fede, promuovendo su tutti i mezzi di comunicazione uno stile di
vita materialista e alienante. Negli ultimi anni del ventesimo secolo è stata diffusa l’idea che la
religione è un retaggio dell’uomo del passato, bigotto e ignorante, priva di ogni scopo se non quello
di controllare l’individuo.
Non accettando alcun dogma, resta evidente che in buona parte i promotori della materialità
avevano ragione, tutti sono a conoscenza degli atti atroci e disumani compiuti dalla Chiesa nel
corso del tempo, basti pensare alla follia della Santa Inquisizione. A dare man forte è la diffusa
conoscenza della corruzione dilagante nel clero, tra pedofilia ed interessi economici, quale
quell’Istituto per le Opere di Religione che sembrerebbe carente di opere, soprattutto di carità e di
essere il paravento dell’ente finanziario con sede nello Stato della Città del Vaticano, meglio
conosciuto come IOR, fondato in effetti per gestire patrimoni, quale vera e propria istituzione
finanziaria.

All’occhio attento non può sfuggire l’ipocrisia che contraddistingue molti pastori, spesso
incoerenti, che predicando la povertà restano affascinati dai beni materiali, predicando la
beneficenza non disdegnano il lusso dettato dal possesso di auto, telefoni e costosi accessori,
predicando la pace benedicono le armi, portando la parola di Cristo la stravolgono per promuovere
comunità e lobby molto lontane dalle norme morali che sono state da sempre pilastri della Chiesa
Cattolica e dei Vangeli.
Un grande divario tra teoria e pratica, che determina la perdita della credibilità, un risentimento
sociale diffuso ed una sfiducia generale.
La doppia morale con la quale si giudicano gli uni con severità, mentre si perdonano gli altri per
venalità e tutela del proprio dominio e prestigio.

Nel tempo del “fai quel che dico e non quello che faccio” la Chiesa ha compiuto molti errori, ma
è del tutto sbagliato se per colpa del mancato rispetto dell’abito talare di alcuni, l’uomo si allontana
da Dio, così come è assurdo confondere la Chiesa con la fede.
Si può amare Dio condannando l’agire di questi uomini, che per insana volontà hanno tradito i loro
giuramenti!
La Chiesa non è un edificio, ma è quella grandezza dello Spirito, che dimora in tutti noi e non
conosce mura, opere d’arte, oro, seta, gioielli, colonne e portoni.
Certamente tutto quello che accade fuori dalle mura della Santa Sede non può in alcun modo
compararsi a quello che largamente viene diffuso dal male nel resto del mondo, troppo spesso
irriconoscibile:

“anche Satana si traveste da angelo della luce”, così come “Guardatevi dai falsi profeti, che
vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci”.

Prova ne sia quanto divulgato in merito all’orrore e all’efferatezza degli accadimenti nella villa di
Epstein, fra il certo e l’incerto, fra il si dice e non si dice, fra il raccapricciante e la probabile
connivenza dei poteri forti mondiali, qualora il tutto risultasse vero, attesterebbe di fatto la
scomparsa dell’essere umano e l’avvento di quei benefattori che oggi qualcuno ama definire
filantropi, spesso a capo di fondazioni pseudo umanitarie, più volte nel mirino in quanto probabili
ingegnosi espedienti per eludere le tasse, gestendo enormi capitali.

Più che mai emerge che il popolo, ancora oggi come un tempo, è un gregge guidato verso quella
solita illusione di un pascolo rigoglioso, che poi si rivela il riflesso ingannevole di un burrone.

La sapienza di Giambattista Vico attribuiva alla religione un ruolo centrale nella sua costruzione
della “Storia Ideale Eterna” perché rappresentava il mezzo grazie al quale gli uomini passavano
dallo stato di “ferinitas” a quello di “humanitas” attraverso l’istituzione dell’altare.

Lo stesso concetto venne celebrato, nei versi sublimi del Carme “Dei Sepolcri”, da Ugo Foscolo.

La religione nasce per soddisfare un bisogno essenziale dell’uomo, ovvero, credere in qualcosa
per dare un senso a tutto ciò che ci circonda e a noi stessi.
Gli uomini necessitano di punti di riferimento, di valori, per non smarrirsi e su cui poter costruire
la propria vita.
Dunque il quesito è, si può non credere?
L’uomo non può non credere perché sarebbe una contraddizione: l’uomo è “Zoon logon echon”,
“animale dotato della ragione” come diceva Aristotele. Senza valori che orientino il suo pensiero,
l’uomo non potrebbe avere delle idee proprie e quindi sarebbe incapace di ragionare. Non è quindi
questa la domanda giusta da porsi, bensì è: gli atei in cosa credono?
Gli atei credono nei valori imposti dalla società e che molto spesso, oggi soprattutto, non seguono
i canoni del buon senso e della ragionevolezza, non possiedono un orientamento positivo o
negativo, ma sono neutri, perché devono essere percepiti come giusti da tutti. Sono valori laici,
imposti e che, a seconda dell’utilità, possono essere dipinti di qualunque colore politico.
Dunque se domani la politica o la società dovesse dichiarare giusto un certo comportamento, alcuni
lo praticheranno e molti lo giustificheranno, ma se qualcuno dovesse criticarlo sarebbe sicuramente
dalla parte del torto e verrebbe esposto alla pubblica gogna.

Pirandello nella sua opera “Il fu Mattia Pascal” espose la teoria della “Lanterninosofia”, ovvero la
concezione secondo la quale ogni uomo ha un lanternino che illumina una piccola parte della realtà,
esso rappresenta il bagaglio di conoscenze, idee e valori che tutti possediamo perché trasmessi
dalle famiglie e dalla società. Ogni tanto ci sono dei grandi lanternoni che illuminano molto di più,
sarebbero le grandi fedi o movimenti di pensiero, che aiutano l’uomo ad orientarsi meglio nella
vita e aiutano a vedere più lontano del proprio lanternino, ma a volte i lanternoni si spengono, le
grandi filosofie decadono e l’individuo si smarrisce sino a quando non se ne formano di nuovi.
Pirandello afferma che ai suoi tempi tutti i lanternoni si sono spenti, lasciando l’uomo
contemporaneo in balia delle tenebre.

Oggi, invece, è sorto dal nulla un unico immenso lanternone, il consumismo, che porta avanti
l’utilità materiale, il libertinaggio e l’immoralità ascritti a valori individuali indiscutibili,
l’interesse e molti altri pseudo valori. Il grande problema però è che questo lanternone con la sua
immensa luce ha completamente sovrastato e annullato la luce dei lanternini di tutti gli uomini,
trasformando l’umanità in un immenso sciame di mosche, che, avvolto dal buio, ronza attorno
all’unica luce disponibile, incurante che sia quella di un fornellino per zanzare.

La fede comincia là dove la ragione finisce. (Soren Kierkegaard)

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