Piccolo e quasi invisibile, il moscardino è una sentinella della salute dei boschi del Parco dei Castelli Romani. Ecco perché viene monitorato
Piccolo, notturno, quasi invisibile. Eppure capace di raccontare molto più di quanto le sue dimensioni lascino immaginare. Nei boschi del Parco regionale dei Castelli Romani vive il moscardino, minuscolo roditore della famiglia dei gliridi che da anni viene monitorato come una vera e propria sentinella della salute dell’ecosistema forestale.
Il Parco dei Castelli Romani partecipa dal 2015 alla Rete Regionale di Monitoraggio del Moscardino, un progetto scientifico che coinvolge diversi siti del Lazio e che permette di raccogliere informazioni preziose sulla presenza, sulla distribuzione e sulla densità di questa specie protetta.
A occuparsene sono i tecnici naturalisti del Parco insieme ai Guardiaparco, attraverso controlli periodici e strumenti non invasivi.
Un animale minuscolo che “misura” la qualità del bosco
Il moscardino, Muscardinus avellanarius, è una specie particolarmente sensibile ai cambiamenti ambientali. Per questo la sua presenza assume un valore che va ben oltre quello naturalistico: dove il moscardino riesce a vivere e riprodursi, il bosco conserva generalmente caratteristiche favorevoli alla biodiversità.
Non a caso viene considerato un bioindicatore.
Ama gli ambienti forestali ricchi di sottobosco, siepi, arbusti, noccioli, querce e castagni. Vive soprattutto tra i rami, dove si muove con grande agilità, e scende raramente a terra, dove sarebbe più esposto ai predatori.
Le sue dimensioni sono ridotte: in media misura 6-8 centimetri, coda esclusa, e pesa circa 15 grammi, anche se prima del letargo può accumulare riserve di grasso fino quasi a raddoppiare il proprio peso.
Le cassette nido: piccole case tra i rami
Uno degli strumenti principali utilizzati per il monitoraggio sono le cassette nido, rifugi artificiali in legno collocati tra i rami e pensati per riprodurre le cavità naturali utilizzate dal moscardino.
Qui gli animali possono riposare, riprodursi e trovare riparo.
Le cassette vengono controllate in primavera, estate e autunno, mentre durante l’inverno vengono pulite e preparate per la stagione successiva.
Due anni fa proprio uno di questi controlli aveva regalato una delle immagini più suggestive del monitoraggio nel Parco: una femmina con i suoi piccoli appena nati, avvolti in un nido preparato probabilmente con i filamenti piumosi dei frutti di vitalba.
Una scena minuscola, nascosta tra i rami, ma significativa: la conferma che nei boschi dei Castelli Romani esistono ancora condizioni favorevoli alla riproduzione della specie.
Il problema delle “isole verdi”
I dati raccolti nel Lazio mostrano però anche un elemento di fragilità.
Il moscardino riesce a mantenere popolazioni stabili nelle aree boschive più adatte, ma spesso queste popolazioni rimangono isolate a causa della frammentazione del territorio.
Ed è qui che diventano fondamentali i corridoi ecologici: siepi, arbusti e fasce verdi che collegano tra loro aree forestali differenti e permettono agli animali di spostarsi senza rimanere confinati in vere e proprie “isole”.
La tutela del moscardino, dunque, coincide con la tutela di un bosco complesso, continuo e ricco di biodiversità.
Non solo moscardini
Le cassette nido utilizzate per il monitoraggio si sono rivelate utili anche per altre specie che popolano il Parco, come ghiri e cinciarelle.
Un piccolo progetto di ricerca che diventa così una finestra privilegiata sulla vita nascosta dei boschi dei Castelli Romani.
Ed è forse questo l’aspetto più affascinante del moscardino: per accorgersi della sua presenza servono pazienza, attenzione e conoscenza. Ma quando compare, racconta che quel bosco è ancora vivo.
