Si assumono meno giovani nei mestieri più esposti all’intelligenza artificiale, chi ha esperienza lavora per un ufficio intero senza che la paga lo segua, e il guadagno va a chi possiede il risultato. In un Paese da cui i giovani partono da quindici anni per trovare altrove il primo gradino, è una botta per la maggioranza.
Facciamo sempre più domande agli agenti AI. Quando il lavoro non è banale gli diamo anche del contesto: i dati, l’obiettivo, un esempio di risultato e cosa vuol dire per noi un lavoro fatto bene. Poi, nonostante la preparazione, è il turno di spiegazioni, correzioni e reiterazioni.
Io mi trovo spesso a paragonare l’esperienza con quella dell’avere a che fare con una figura junior. Con una differenza: il junior, a forza di correzioni, cresce, e quello che gli insegno lo pago una volta. L’agente di fatto non ricorda: istruzioni e contesto glieli rimando a ogni richiesta e a ogni richiesta li pago, quindi più gli insegno e più costa. La sua capacità poi dipende da quanto spendo, perché il modello economico ragiona peggio. Il prezzo lo decide un fornitore, e il conto totale sale perché gli agenti consumano sempre di più. E se il servizio si ferma, ci si ferma con lui. Intanto però per molti lavori l’agente nell’immediato basta e avanza e il junior non serve più.
Negli Stati Uniti, secondo i ricercatori di Stanford che seguono le buste paga di milioni di lavoratori, nei mestieri più esposti all’intelligenza artificiale i ragazzi tra i 22 e i 25 anni sono quasi uno su cinque in meno di quanti sarebbero se fossero cresciuti come negli altri mestieri. Non per i licenziamenti: si assume meno chi comincia.
In Italia però il primo gradino lavorativo mancava già prima. Gli annunci per junior con esperienza, gli stage che non diventano un contratto e gli stipendi d’ingresso che non bastano per un affitto non li ha inventati l’intelligenza artificiale. E la risposta di intere generazioni, compresa la mia, è stata quella di partire. Tra il 2011 e il 2024 sono andati all’estero circa 630mila giovani tra i 18 e i 34 anni, e dal Sud si parte due volte: tra il 2022 e il 2024 dal Mezzogiorno sono partiti 175mila ragazzi tra i 25 e i 34 anni, quasi tre su quattro verso il Centro-Nord, gli altri all’estero, la metà laureati. Per quindici anni il gradino che qui mancava si poteva cercare fuori. Se anche lì quella possibilità si restringe, partire non basterà più.
Per chi ha esperienza va meglio ma fino a un certo punto. Con gli agenti una persona fa da sola il lavoro di un gruppo e diventa un ufficio intero. Lo stipendio non segue: i salari reali italiani sono ancora sotto quelli del 2008 di quasi nove punti, il calo peggiore del G20, e al Sud dal 2021 hanno perso oltre il 10%. In trent’anni nessun governo è riuscito a invertire la rotta. Il carico invece cresce, le giornate si allungano e il lavoro entra nelle pause, come avevo scritto in L’AI non ha bisogno di aspettare, ma noi sì.
Chi ci guadagna? Come in ogni corsa all’oro, chi guadagna di più è chi vende le pale: modelli, chip, potenza di calcolo. Subito dopo vengono le aziende e i professionisti che vendono un risultato e non le proprie ore, perché producono di più con meno, e chi adotta l’AI per primo si prende un vantaggio che potrebbe anche pagare la formazione di chi comincia. Ai dipendenti restano gli avanzi, cioè quello che le aziende decidono di lasciare. E siccome la grande maggioranza delle persone vive di uno stipendio, in un Paese dove gli stipendi perdono terreno da trent’anni l’intelligenza artificiale non crea lo squilibrio, lo accelera.
Così cambiano le vie d’uscita, e non solo per i giovani. Chi ha esperienza prima restava, adesso si muove anche lui: c’è chi parte, sempre più spesso con tutta la famiglia, e chi si mette in proprio, tanto che nel primo trimestre del 2026 gli indipendenti sono stati l’unica categoria di occupati in crescita. Chi resta tira avanti verso una pensione che arriva più tardi e vale meno, intorno al 60% dell’ultimo stipendio lordo per chi ci andrà dal 2040 contro oltre il 70% di oggi, e intanto dal 2026 chi viene assunto nel privato è iscritto in automatico alla previdenza integrativa, che finanzia anche di tasca sua. In nessuno di questi casi qualcuno fa crescere un junior.
Il problema ha un nome dal 1983, quando la psicologa Lisanne Bainbridge lo chiamò ironia dell’automazione: se si automatizza la routine, all’operatore restano solo i casi difficili, quelli per cui servirebbe la pratica che la routine gli dava. L’aviazione l’ha preso sul serio con i suoi tempi: nel 2013, trent’anni dopo, l’autorità americana ha raccomandato di far volare i piloti in manuale più spesso. Ha tenuto in vita apposta un lavoro che la macchina sapeva fare, perché era lì che si imparava.
Nel lavoro intellettuale costa molto di più, perché un agente chiude in minuti quello che a chi comincia richiede giorni. Eppure si potrebbe fare anche qui, per gradi: prima compiti piccoli fatti a mano, poi il controllo di quello che produce l’agente, accanto a chi ha esperienza, poi le prime regole da dare all’agente, e solo alla fine le scelte di progetto.
Di questo passo il software lo progetteranno e lo scriveranno gli agenti e lo controlleranno altri agenti, e la corsa è travasare nei modelli quello che sanno i senior prima che vadano in pensione. La responsabilità però non si travasa. Per ciò che viene messo in commercio dal 9 dicembre, una direttiva europea tratta anche il software e l’intelligenza artificiale come prodotti: chi li vende risponde dei danni che i loro difetti causano, anche senza colpa e anche quando il difetto nasce da un aggiornamento mancato, e che il codice l’abbia scritto un agente non cambia chi paga. Qualcuno dovrà firmare, e per firmare bisogna saper giudicare non il codice ma tutta la vita di un sistema: come è progettato, se regge quando cresce, cosa succede quando si rompe, come si corregge, come si aggiorna e come gli si aggiungono funzioni senza rompere il resto. Un sistema che nessuno conosce da dentro diventa una scatola nera anche se il codice è lì da leggere, e una scatola nera non si mantiene, si tiene in piedi a tentativi.
Quando se ne andranno gli ultimi che hanno fatto la gavetta, chi saprà giudicare veramente un sistema?
