Lago Albano, non é colpa dei Canadair o del Vaticano l’abbassamento delle acque. Il Coordinamento Ambientalista Castelli Romani smentisce i luoghi comuni

Il Coordinamento Ambientalista Castelli Romani chiarisce le cause dell’abbassamento del Lago Albano: “Non è colpa del Vaticano né dei Canadair, ma dell’eccessivo sfruttamento della falda acquifera”

Il progressivo abbassamento del livello del Lago Albano continua ad alimentare il dibattito pubblico, ma il Coordinamento Ambientalista Castelli Romani, attraverso la campagna “SOS Laghi e zone umide dei Castelli Romani”, invita a fare chiarezza, smentendo alcune delle spiegazioni più diffuse che, secondo gli esperti e gli attivisti, rischiano di distogliere l’attenzione dalle vere cause del fenomeno.

Con una grafica divulgativa dal titolo “Lago Albano: non è colpa di preti e Canadair”, il Coordinamento chiarisce infatti che l’abbassamento del lago non sarebbe imputabile né ai consumi idrici delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, né ai prelievi d’acqua effettuati dai Canadair durante le operazioni di spegnimento degli incendi boschivi.

Il problema è nella falda acquifera

Secondo il Coordinamento, il Lago Albano e il Lago di Nemi sono alimentati dalla stessa grande falda sotterranea del Vulcano Laziale.

Il vero squilibrio deriverebbe dal fatto che i prelievi effettuati dai pozzi civili, agricoli e industriali presenti sull’intero territorio vulcanico superano la capacità naturale della falda di ricaricarsi attraverso le piogge.

Nella nota tecnica diffusa dagli ambientalisti si legge che il territorio preleva oltre il 10% di acqua in più rispetto a quella che la natura riesce a reintegrare, determinando così il progressivo abbassamento del livello dei laghi.

“I Canadair servono a proteggere i boschi”

Un altro falso mito, secondo il Coordinamento, riguarda i Canadair.

I velivoli antincendio, spiegano gli ambientalisti, prelevano acqua dal lago esclusivamente durante gli interventi di spegnimento degli incendi boschivi e in quantità considerate marginali rispetto ai prelievi complessivi dalla falda.

Anzi, sottolineano, proteggere i boschi significa contribuire a salvaguardare anche la risorsa idrica, poiché la copertura forestale favorisce l’infiltrazione dell’acqua piovana nel terreno e quindi la ricarica naturale degli acquiferi.

Anche le Ville Pontificie avrebbero ridotto i consumi

Il Coordinamento evidenzia inoltre come le Ville Pontificie di Castel Gandolfo abbiano già ridotto i consumi idrici di oltre il 30%, un obiettivo che gli stessi ambientalisti indicano da anni come soglia minima da perseguire su tutto il territorio per contribuire alla salvaguardia dei laghi.

Le richieste degli ambientalisti

Secondo il Coordinamento Ambientalista Castelli Romani, per invertire la tendenza occorre intervenire sulle vere criticità:

ridurre di almeno il 30% i consumi idrici;

limitare i prelievi dalla falda;

fermare il consumo di suolo e la nuova cementificazione;

pianificare una gestione delle risorse idriche basata su dati scientifici.

“L’acqua che preleviamo è più di quella che la natura riesce a restituire”, ribadiscono gli ambientalisti, invitando cittadini e istituzioni a contrastare le fake news e ad affrontare la questione con maggiore consapevolezza.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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