Scuola. Sottoscrizione del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI)

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani prende atto della sottoscrizione definitiva, avvenuta il 10 luglio 2026, del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI) concernente …

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani prende atto della sottoscrizione definitiva, avvenuta il 10 luglio 2026, del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI) concernente le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie per gli anni scolastici 2025/2026, 2026/2027 e 2027/2028, siglato tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e le Organizzazioni sindacali rappresentative del comparto Istruzione e Ricerca.

Contestualmente è stata pubblicata la nota ministeriale n. 18007 del 10 luglio 2026, contenente le istruzioni operative per la presentazione delle istanze. I docenti con contratto a tempo indeterminato, appartenenti a tutti gli ordini e gradi di scuola, potranno presentare domanda esclusivamente tramite la piattaforma Istanze OnLine dalle ore 15.00 del 10 luglio 2026 alle ore 23.59 del 23 luglio 2026.

Il CNDDU ritiene che la disciplina della mobilitĂ  annuale costituisca uno degli ambiti nei quali l’Amministrazione scolastica è chiamata a realizzare un equilibrato bilanciamento tra valori di rango costituzionale: la tutela dell’unitĂ  familiare, la protezione delle persone con disabilitĂ  e delle situazioni di particolare fragilitĂ , il buon andamento della pubblica amministrazione e la valorizzazione della professionalitĂ  del personale docente. Tale equilibrio discende dai principi di ragionevolezza, imparzialitĂ  e proporzionalitĂ  che devono orientare ogni scelta amministrativa e contrattuale incidente sulla vita lavorativa dei dipendenti pubblici.

È proprio sotto quest’ultimo profilo che il CNDDU manifesta profonde perplessitĂ . Anche nell’attuale disciplina contrattuale continuano a non assumere alcuna rilevanza il servizio prestato, l’anzianitĂ  professionale maturata, i titoli culturali e accademici, la formazione permanente, le competenze certificate, la partecipazione a percorsi di ricerca educativa, le attivitĂ  di innovazione metodologica, la progettazione didattica e il contributo offerto al miglioramento dell’offerta formativa. Tutti elementi che qualificano il profilo professionale di un docente e che rappresentano il risultato di anni di studio, aggiornamento e impegno al servizio della scuola pubblica.

Una simile impostazione appare difficilmente conciliabile con il principio del buon andamento sancito dall’articolo 97 della Costituzione, che impone alla pubblica amministrazione di perseguire l’efficienza e la qualitĂ  dell’azione amministrativa anche attraverso la valorizzazione delle competenze e delle professionalitĂ . Se la qualitĂ  dell’istruzione rappresenta un interesse pubblico primario, non appare coerente che, nelle procedure di mobilitĂ  annuale, l’esperienza professionale e il percorso di crescita culturale del personale docente siano completamente esclusi da qualsiasi forma di valutazione.

Il CNDDU ribadisce che le tutele previste dalla legge n. 104 del 1992 costituiscono una conquista irrinunciabile dello Stato sociale e trovano pieno fondamento negli articoli 2, 3, 32 e 38 della Costituzione. Nessuna riflessione può e deve mettere in discussione tali diritti. Tuttavia, il riconoscimento di prerogative fondamentali non dovrebbe comportare l’automatica cancellazione di ogni altro criterio idoneo a valorizzare il merito e la professionalitĂ . Un sistema realmente equo è quello che riesce a contemperare interessi costituzionalmente rilevanti senza azzerare il valore dell’impegno professionale.

Non può essere ignorata la condizione di migliaia di insegnanti che hanno prestato servizio per molti anni lontano dai propri affetti, affrontando notevoli sacrifici personali ed economici, investendo nella formazione universitaria e specialistica, conseguendo ulteriori titoli culturali, promuovendo progetti innovativi, partecipando a percorsi di ricerca educativa e contribuendo concretamente alla crescita delle proprie comunitĂ  scolastiche. È difficile spiegare a questi docenti perchĂŠ tutto ciò non assuma alcun rilievo nelle procedure di mobilitĂ  annuale, mentre la qualitĂ  della loro professionalitĂ  continua a essere richiesta e valorizzata ogni giorno all’interno delle istituzioni scolastiche.

Da sempre il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani sostiene che la cultura dei diritti debba procedere insieme alla cultura della responsabilità. Diritti e merito non sono principi contrapposti, ma valori complementari che trovano la loro sintesi nel principio di giustizia sostanziale. Una pubblica amministrazione moderna non può limitarsi a garantire le necessarie tutele sociali, ma deve anche saper riconoscere e valorizzare il capitale umano, le competenze e il percorso professionale di coloro che operano al servizio dello Stato.

Il CNDDU esprime pertanto una ferma contrarietĂ  nei confronti di un sistema che continua a escludere qualsiasi forma di riconoscimento dell’esperienza professionale, della formazione continua e dell’impegno culturale dei docenti. Una simile impostazione rischia di alimentare demotivazione, sfiducia nelle istituzioni e disaffezione verso quei percorsi di aggiornamento che lo stesso Ministero promuove come strumenti essenziali per l’innovazione della didattica. Non è coerente chiedere agli studenti di credere nel valore dello studio, dell’impegno e del merito se, parallelamente, tali principi non trovano adeguata applicazione nelle procedure che disciplinano la vita professionale degli insegnanti.

Per queste ragioni il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un forte appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinchĂŠ promuova una revisione dell’attuale impianto della mobilitĂ  annuale, introducendo criteri che, nel pieno rispetto delle tutele previste dall’ordinamento per le persone con disabilitĂ , per le situazioni di fragilitĂ  e per l’unitĂ  familiare, attribuiscano un adeguato riconoscimento anche al servizio prestato, ai titoli culturali, alla formazione certificata, all’aggiornamento professionale e al contributo offerto dai docenti all’innovazione del sistema scolastico.

Il merito non può essere un principio evocato esclusivamente nei confronti degli studenti o richiamato nelle dichiarazioni programmatiche: deve tradursi in un criterio concreto di giustizia amministrativa capace di restituire dignitĂ  alla professionalitĂ  docente. Solo cosĂŹ sarĂ  possibile costruire una scuola autenticamente fondata sui principi costituzionali di equitĂ , imparzialitĂ , responsabilitĂ  e valorizzazione delle competenze, rafforzando la fiducia del personale scolastico nelle istituzioni e la credibilitĂ  dell’intero sistema educativo.

Prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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