Lariano, in Consiglio chiusa la dolorosa vicenda della transazione da 450mila euro con la Banca Popolare del Lazio

Si è tenuto martedì 6 ottobre, in sessione straordinaria, il Consiglio comunale di Lariano. Convocato dal presidente Natalino Ascenzi per le 17:30, l’ordine del giorno comprendeva cinque punti, tra cui due ratifiche di variazioni di bilancio e due riconoscimenti di debiti fuori bilancio

Si è tenuto martedì 6 ottobre, in sessione straordinaria, il Consiglio comunale di Lariano. Convocato dal presidente Natalino Ascenzi per le 17:30, l’ordine del giorno comprendeva cinque punti, tra cui due ratifiche di variazioni di bilancio e due riconoscimenti di debiti fuori bilancio. La seduta si è chiusa alle 19:07.

Approvate anche due variazioni di bilancio e il debito fuori bilancio da 14.551,74 euro per l’IRPEF dei dipendenti. Scontro sul taglio del bonus sociale rifiuti.

Il punto principale: la transazione con la Banca Popolare del Lazio

Il quarto punto ha avuto il peso maggiore. Il Consiglio era chiamato a riconoscere un debito fuori bilancio derivante dalla sentenza n. 4352/2025 della Corte d’Appello di Roma e, contestualmente, ad approvare l’atto di transazione novativa tra il Comune, la Banca Popolare del Lazio e l’eredità giacente del soggetto originariamente coinvolto, indicato negli atti solo con le iniziali A. A.

Il sindaco ha ripercorso la vicenda. Nel 2005 la banca notificò al Comune un pignoramento presso terzi. Il giudizio di primo grado dichiarò il Comune soccombente per 686.542,40 euro, oltre alle spese. Nel 2020 la Corte d’Appello ribaltò la decisione, ma nel 2023 la Cassazione annullò quella sentenza e rinviò il caso a Roma, dove la nuova pronuncia ha confermato la condanna. Con gli interessi e circa 90mila euro di spese di lite per tutti i gradi di giudizio, l’esposizione supera i 760mila euro. Il Comune ha comunque presentato un nuovo ricorso in Cassazione, tuttora pendente.

È in questa fase che si è arrivati all’accordo: 450mila euro a saldo e stralcio, con estinzione del giudizio pendente e dei procedimenti collegati. Secondo il sindaco la somma è già stanziata e coperta dal bilancio, e la transazione evita il rischio di un’ulteriore soccombenza che, stando alle valutazioni del legale dell’ente, porterebbe l’esborso intorno al milione di euro o oltre. Ha parlato di operazione “estremamente vantaggiosa” e di chiusura “tombale” di una storia che si trascinava da oltre vent’anni, aggiungendo che l’accordo consente anche di svincolare somme rimaste bloccate per anni.

La posizione dell’opposizione

Dai banchi della minoranza è stato riconosciuto che la transazione abbia una propria razionalità economica. Il consigliere intervenuto per primo, l’ex sindaco Maurizio Caliciotti, che ha detto di aver vissuto la vicenda in prima persona, ha però ricostruito come nacque il debito: la mancata dichiarazione del terzo, la costituzione in giudizio del Comune soltanto l’11 giugno 2013, una consulenza tecnica d’ufficio formata senza un consulente di parte e i documenti contabili consegnati al consulente nel 2010 senza essere prodotti in giudizio. Ha chiesto che la vicenda venga trasmessa alla Corte dei conti con la relativa documentazione.

Ha poi letto una dichiarazione di voto, firmata anche dalla consigliera Maria Grazia Gabrielli e dal consigliere Leonardo Caliciotti, assente per lavoro, di cui ha chiesto l’allegazione integrale agli atti. Il testo precisa di non voler attribuire responsabilità personali né formulare giudizi di natura amministrativo-contabile, e ricorda che parte dell’attuale minoranza ha amministrato il Comune tra il 2012 e il 2022, trovandosi a gestire una controversia già nata negli anni precedenti. Il punto politico, si legge, è che “chiudere il contenzioso non significa chiudere la storia”: la transazione può definire i procedimenti, ma deve restare documentata la ricostruzione delle fasi che hanno portato a un costo di 450mila euro a carico della collettività. Da qui il voto contrario, motivato dalla richiesta di piena conservazione e ricostruzione documentale della vicenda.

Il sindaco Francesco Montecuollo ha replicato che la sua amministrazione siede in aula dal 2022 e ha definito la storia dai risvolti “quantomeno tristi”, che avrebbe dovuto essere affrontata molto tempo fa trovando un accordo con il professionista, il quale aveva comunque reso prestazioni al Comune. Non ha voluto formulare giudizi, ma ha osservato che il voto contrario allegato alla dichiarazione suonava come una richiesta di “assoluzione storica” per l’iter passato.

Orari delle convocazioni

Nello stesso dibattito è tornato il tema dell’orario delle sedute. Un consigliere ha chiesto di tenere conto di chi lavora in aziende private e non riesce a ottenere permessi per essere presente alle 17:30, lamentando convocazioni d’urgenza con cinque giorni di preavviso. La segreteria ha confermato che i tempi sono quelli previsti, mentre altri hanno osservato che chi è consigliere comunale deve saper organizzarsi.

Le due variazioni di bilancio

Ai punti 2 e 3 sono state ratificate, con l’illustrazione dell’assessora Sabrina Verri, due variazioni d’urgenza al bilancio di previsione 2026-2028 che, ha sottolineato, mantengono invariati gli equilibri. La prima (delibera di Giunta n. 122 dell’11 agosto) comprende 1.430 euro di trasferimenti ministeriali, 19.245 euro aggiuntivi per festeggiamenti e manifestazioni, di cui 5.000 già accertati, 8.567 euro per consulenze, incarichi legali e risarcimenti, e l’iscrizione, per il 2027 e il 2028, di 201.000 euro annui per l’asilo nido: 140mila euro di contributo regionale e 61mila di rette. Le risorse arrivano da economie su digitalizzazione dell’archivio, applicativo anticorruzione, formazione, assicurazioni e altri capitoli.

La seconda (delibera n. 139 del 29 settembre, con applicazione di quota vincolata dell’avanzo 2025) vale 145.437,55 euro per il 2026 e 17.130 euro per il 2027. Tra le voci principali: 48.621 euro da monetizzazione degli standard urbanistici, 10.000 euro dalla Fondazione Rete Clima per sistemazioni forestali e riqualificazione turistico-ricreativa, 25.000 euro per il ricovero di minori in casa famiglia, 81.612 euro per la manutenzione straordinaria delle scuole dell’infanzia e 30.720 euro più 8.000 euro per le strade. Ridotti invece di 30.000 euro i lavori di arredo urbano. Sul fronte sociosanitario, 62.000 euro in meno per le residenze sanitarie assistite, con 68.687 euro trasferiti all’ufficio di piano e 5.831,24 euro per attività riabilitative.

Il caso del bonus sociale rifiuti

La discussione si è accesa sul taglio di 25.000 euro al bonus sociale per la Tari, su uno stanziamento di 26.664 euro: in pratica un azzeramento. Il consigliere Caliciotti ha chiesto su quale base fosse avvenuta la riduzione, ritenendo difficile che dipendesse da una semplice valutazione degli uffici, e ha osservato che quando da più capitoli si recuperano risorse è segno di sovrastime, con il rischio che le somme finiscano in avanzo di amministrazione. L’assessore ha risposto che si tratta di un’analisi degli uffici su una minore richiesta, e che in un bilancio di previsione le variazioni servono proprio ad aggiustare le stime. L’assessora ai servizi sociali e un’altra consigliera, dipendente di un ufficio tributi, hanno spiegato che gli elenchi dei beneficiari arrivano già verificati da Inps e Arera e che il Comune può solo contattare gli interessati, controllando che non siano morosi con la Tari.

Il consigliere ha insistito sul dovere dell’amministrazione di segnalare eventuali anomalie e di collaborare con l’Agenzia delle Entrate, parlando di rischio che beneficino del bonus anche “poveri ricchi”. L’assessora ha replicato che nessuno intende sorvolare e che le apparenze possono ingannare, portando l’esempio di una famiglia con una bella casa finita alla Caritas. Alla fine si è passati al voto.

Il quinto punto: 14.551,74 euro per l’IRPEF dei dipendenti

Ultimo punto, il riconoscimento del debito fuori bilancio da 14.551,74 euro derivante dalla sentenza n. 4847/2026 della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del Lazio. Il Comune aveva vinto in primo grado contro una cartella dell’Agenzia delle Entrate, ma la decisione è stata ribaltata in appello. Le somme riguardano l’IRPEF dei dipendenti, in relazione al modello 770.

Il consigliere Caliciotti ha chiesto che gli uffici si attivino per richiedere almeno il rimborso delle sanzioni al soggetto incaricato della predisposizione del modello, perché, ha detto, “se gli altri sbagliano, noi li dobbiamo pagare”. La proposta è stata approvata all’unanimità, così come l’immediata eseguibilità.

Fonte: www.castellinotizie.it — Velletri

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