Otto anni dal tragico 7 agosto 2018 in cui Lavinia Montebove venne investita a Velletri. 2.922 giorni di dolore, amore e resistenza accanto alla sua famiglia
7 agosto 2018. 7 agosto 2026. Ci sono date che il calendario continua inevitabilmente a riproporre, una volta all’anno, anche se per chi le ha vissute davvero non sono mai finite.
Sono passati otto anni. Oltre 2.900 giorni. Eppure, per chi conosce la storia di Lavinia Montebove, quella mattina sembra ancora tremendamente vicina. Come se il tempo, invece di scorrere, avesse imparato a girarle intorno. In un vortice di amarezza, rimpianto e dolore.
Lavinia aveva appena 16 mesi quando, nel parcheggio dell’asilo nido che frequentava a Velletri, “La Fattoria di Mamma Cocca”, venne investita da un’automobile. Era una bambina sana, vivace, curiosa. Aveva davanti a sé tutto ciò che appartiene naturalmente all’infanzia: i primi passi, le corse, le ginocchia sbucciate, le prime parole da pronunciare, il primo giorno di scuola, le feste di compleanno, i capricci, le risate improvvise e anche qualche pianto, fa parte della vita.
Un intero futuro ancora bianco, pronto per essere scritto. Ma quel maledetto giorno, in pochi istanti, quel copione è stato strappato e da allora Lavinia vive in uno stato vegetativo di minima coscienza, con conseguenze neurologiche irreversibili.
Quel 7 agosto 2018 quell’automobile ha travolto un’intera famiglia, cambiandone per sempre il ritmo, le priorità, perfino il significato delle parole “domani” e “normalità”.
Eppure Lavinia è ancora qui, che lotta come una leonessa, aggrappata alla vita, confortata dal calore, che fa rima con amore, dei suoi cari.
«Al massimo 48 ore». E invece sono trascorsi otto anni
Nelle ore immediatamente successive all’incidente i medici avevano lasciato pochissimo spazio alla speranza. Papà Massimo Montebove e mamma Lara Liotta lo hanno raccontato più volte: erano stati preparati alla possibilità di perdere la loro bambina. Avevano acconsentito alla donazione degli organi, convinti che quelle potessero essere le ultime ore insieme a lei. Si parlava di 48 ore. Ne sono trascorse più di 70 mila.
Lavinia ha resistito. A modo suo, con quella forza misteriosa che a volte abita corpi fragilissimi e che la medicina non può misurare con un numero.
Dopo lunghi mesi trascorsi lontano da casa, il 27 febbraio 2019 Lavinia riuscì finalmente a tornarvi. Era uscita da quella porta la mattina del 7 agosto come una bambina di 16 mesi. Vi fece ritorno 204 giorni più tardi, senza poter sapere quanto il mondo fosse cambiato mentre lei combatteva per restarvi aggrappata.
Oggi Lavinia, “anima di luce, ha 9 anni. È cresciuta circondata dall’amore instancabile di Lara e Massimo e da quello dei fratelli Edoardo e Margherita, insieme all’assistenza di medici, infermieri e terapisti. Una quotidianità fatta di attenzioni continue, terapie, apparecchiature, piccoli segnali da interpretare e giorni nei quali anche un gesto impercettibile può assumere un significato enorme.
Otto anni dopo, la giustizia ha terminato il suo cammino
Questo ottavo anniversario è diverso da tutti quelli che lo hanno preceduto. Per la prima volta, infatti, il 7 agosto arriva senza un processo ancora da attendere. Nel marzo scorso la Corte di Cassazione ha scritto la parola definitiva sulla lunga vicenda giudiziaria nata da quella tragedia, respingendo il ricorso presentato dalla maestra dell’asilo e rendendo irrevocabile la condanna a 2 anni e 6 mesi per lesioni personali colpose e abbandono di minore. Era già definitiva anche la condanna della donna che si trovava alla guida dell’automobile che investì Lavinia.
Si è concluso così un percorso durato quasi 8 anni, scandito da circa trenta udienze. Un cammino affrontato da Lara e Massimo con una richiesta ripetuta sempre nello stesso modo: verità e giustizia. Mai vendetta!
Alla fine di quel percorso, però, sono stati proprio loro a pronunciare le parole capaci di ridimensionare qualsiasi sentenza: «L’unica, vera persona condannata a vita è nostra figlia Lavinia».
Perché nessun dispositivo giudiziario può restituire ciò che è stato perduto. Nessuna pena può riavvolgere il nastro fino alle prime ore di quel martedì d’agosto e cambiare il finale.
Quella carezza arrivata pochi giorni fa
Eppure questo anniversario arriva anche dopo un’immagine completamente diversa da quelle dei tribunali. Solo pochi giorni fa, a Castel Gandolfo, Lavinia ha incontrato Papa Leone XIV. Al termine dell’Angelus, il Pontefice si è avvicinato alla bambina, le ha posato una mano sul volto, l’ha accarezzata e benedetta. Accanto a lei c’erano mamma Lara, papà Massimo, Edoardo e Margherita. Un incontro durato poche decine di secondi, ma destinato ad entrare nella storia personale di questa famiglia, cui va sempre il nostro pensiero e la nostra stima.
Lara lo ha definito «un dono inatteso e meraviglioso», raccontando la commozione provata nel vedere il Papa accarezzare sua figlia e ascoltarne la storia. E forse non poteva esserci immagine più potente, alla vigilia di questo ottavo anniversario.
Dopo anni trascorsi tra ospedali, terapie e aule giudiziarie, una mano che si posa delicatamente sul volto di Lavinia. Niente faldoni. Niente sentenze. Niente accuse. Solo una carezza. Quella del Papa. Lara ha parlato di un «cerchio che finalmente si chiude», affidando il presente e il futuro della propria bambina a una luce diversa. Di speranza, di attesa.
Il 7 agosto non è soltanto un anniversario
Ogni anno questa data riporta inevitabilmente alle fotografie della Lavinia di prima. La bambina al mare nell’estate del 2018. Quella sull’altalena, col sorriso aperto di chi non conosce ancora il peso delle cose. Gli occhi di una bambina alla quale il mondo sembrava dover offrire soltanto scoperte.
Guardarle, è inevitabile, lascia un senso di profonda amarezza, perché dentro quelle fotografie c’è tutto ciò che sarebbe potuto essere. Ma sarebbe ingiusto raccontare Lavinia soltanto attraverso ciò che le è stato tolto.
Perché in questi otto anni la sua storia è diventata anche altro. È diventata la storia di due genitori che hanno conosciuto uno dei dolori più innaturali che possano esistere e hanno scelto di non trasformarlo in odio. Di una famiglia che ogni mattina ricomincia. Di fratelli che crescono accanto a una sorella speciale. Di una comunità, quella di Velletri, che come il resto del Paese ha imparato a riconoscere il suo volto e a chiamarla semplicemente per nome: “Lavinia”.
Sono migliaia le persone che in questi anni hanno pregato per lei, scritto alla famiglia, seguito ogni aggiornamento, aspettato le sentenze, gioito per una piccola notizia positiva e sofferto per ogni difficoltà. Forse perché certe storie smettono presto di appartenere soltanto a chi le vive. Diventano patrimonio emotivo di una comunità.
Otto anni. E Lavinia è ancora qui
Nel primo anniversario scrivemmo che, se esistesse un Oscar per chi insegna con la propria tenacia come affrontare le peggiori avversità della vita, sarebbe spettato a Lara e Massimo. Sono trascorsi altri sette anni e quelle parole non hanno perso significato. Semmai ne hanno acquistato di ulteriori. Perché la loro non è stata una resistenza durata qualche mese. È diventata una forma di vita.
Otto anni dopo, Lavinia è ancora nella casa dalla quale uscì quella maledetta mattina. Sono cambiati i calendari alle pareti. Sono cresciuti i suoi fratelli. Sono passate estati e inverni, compleanni e Natali. Sono cambiate tante cose nel mondo, mentre lei continua il suo cammino silenzioso, fatto di qualche alto e tanti bassi, persino di necessari ricoveri.
Intorno a lei continua a esserci quell’Amore scritto con la maiuscola che abbiamo imparato a conoscere attraverso la sua famiglia.
Forse è questo che resta, quando tutto il resto è stato consumato. Non il dolore, che pure rimane. Non le sentenze, ormai definitive. Non gli anni contati uno dopo l’altro, in questa contabilità che ci riporta alla nuda realtà.
Resta una bambina che avrebbe dovuto correre e che oggi continua comunque a insegnare, senza poterlo sapere, qualcosa a tutti noi. Resta una mamma dal cuore grande, che pochi giorni fa ha visto la mano di un Papa accarezzare il volto della propria figlia, fino a commuoversi.
Resta un papà che ha lottato con straordinaria compostezza e spirito civico, lui che otto anni fa si sentì dire che Lavinia avrebbe potuto avere soltanto altre 48 ore davanti a sé.
E invece Lavinia è ancora qui. Fragile e fortissima. Circondata dalla sua famiglia. Dentro il cuore di chi non l’ha dimenticata. Otto anni dopo quel 7 agosto che le ha portato via una parte enorme della vita, senza riuscire però a portarle via la cosa più potente che aveva intorno: l’Amore.