Dalla ThyssenKrupp a Viareggio, fino al caso Eternit, le famiglie aspettano anche decenni per ottenere verità e responsabilità. Una media indicativa di 14 anni nei grandi processi C’è una seconda tragedia che comincia quando un lavoratore muore ed è quella delle famiglie costrette a cercare giustizia tra tribunali, perizie, archiviazioni, prescrizioni e risarcimenti che […]
Dalla ThyssenKrupp a Viareggio, fino al caso Eternit, le famiglie aspettano anche decenni per ottenere verità e responsabilità. Una media indicativa di 14 anni nei grandi processi
C’è una seconda tragedia che comincia quando un lavoratore muore ed è quella delle famiglie costrette a cercare giustizia tra tribunali, perizie, archiviazioni, prescrizioni e risarcimenti che non arrivano. Una battaglia che può durare anni, talvolta decenni, e che spesso lascia dietro di sé rabbia, solitudine e la sensazione che la vita di chi lavora valga meno delle procedure e dei cavilli giudiziari. Da Mestre a Cortina, da Brandizzo alla morte di Luana D’Orazio, fino alla lunga vicenda Eternit, le storie sono diverse, ma la domanda è sempre la stessa: chi risponde quando si muore lavorando? E soprattutto, quanto devono aspettare i familiari prima di ottenere una verità giudiziaria?
Non si tratta di mettere sotto accusa indiscriminatamente magistrati, giudici o tribunali. Si tratta di interrogarsi su un sistema che troppo spesso non riesce a garantire alle vittime e ai loro familiari tempi ragionevoli, un accertamento completo delle responsabilità e un effettivo riconoscimento dei diritti. La durata media di un procedimento penale italiano nei tre gradi di giudizio è stata di circa 958 giorni nel 2025. Ma le grandi tragedie raccontano un’altra realtà. La strage ThyssenKrupp, con sette operai morti a Torino nel 2007, ha richiesto circa nove anni per arrivare alla conclusione definitiva. Per la strage di Viareggio del 2009, con 32 vittime, il percorso giudiziario si è protratto per circa diciassette anni. Per il caso Eternit Bagnoli, dopo una lunga vicenda processuale, la Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha dichiarato estinto per prescrizione il reato nell’ottobre 2026.
Considerando questi tre casi, si arriva a una media indicativa di circa 14 anni. Non è una statistica nazionale, ma un dato emblematico della distanza tra i tempi della giustizia e quelli delle famiglie che aspettano una risposta.
di Yuleisy Cruz Lezcano
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