Coltivato in Val Bisenzio fino a ottobre inoltrato, il prodotto è stato recuperato grazie all’impegno degli agricoltori locali. Quattro aziende aderiscono al progetto di tutela della varietà Un pomodoro che matura quando la stagione estiva è ormai conclusa, dalla forma particolare e con una storia legata agli orti dell’Appennino toscano. È il borsa di montone […]
Coltivato in Val Bisenzio fino a ottobre inoltrato, il prodotto è stato recuperato grazie all’impegno degli agricoltori locali. Quattro aziende aderiscono al progetto di tutela della varietà
Un pomodoro che matura quando la stagione estiva è ormai conclusa, dalla forma particolare e con una storia legata agli orti dell’Appennino toscano. È il borsa di montone della Val Bisenzio, varietà tradizionale coltivata in provincia di Prato che ha ottenuto il riconoscimento di nuovo Presidio Slow Food. L’iniziativa punta a tutelare una produzione locale progressivamente abbandonata e a promuovere il patrimonio agricolo del territorio.
La coltivazione interessa i comuni di Cantagallo, Vaiano e Vernio, a un’altitudine compresa tra i 250 e i 500 metri. A differenza delle varietà più diffuse, il pomodoro borsa di montone presenta un ciclo produttivo tardivo: i primi frutti vengono raccolti ad agosto, mentre la stagione può proseguire fino a ottobre inoltrato.
A caratterizzarlo sono la colorazione rossa con sfumature dorate, piccoli segni chiari sulla superficie e una buccia particolarmente sottile. Il suo principale limite è rappresentato dalla scarsa conservabilità dopo la raccolta, una caratteristica che nel tempo ne ha ostacolato la commercializzazione.
La riscoperta della varietà è legata a Simone Rossini, agricoltore e referente dei produttori del Presidio, che circa dieci anni fa ne venne a conoscenza grazie ad Amerigo, un anziano contadino di Luciana, frazione di Vernio. Quest’ultimo lo conosceva come pomodoro tigrato, per via delle striature che ne contraddistinguono l’aspetto.
Secondo il racconto di Rossini, negli anni Ottanta la varietà era ancora molto diffusa negli orti della zona, tanto che un negozio di agraria locale arrivava a vendere oltre diecimila piantine all’anno. La difficoltà di conservazione e l’assenza di una filiera commerciale strutturata avrebbero però contribuito al progressivo abbandono della coltivazione.
Oggi quattro aziende agricole hanno aderito al nuovo Presidio Slow Food. Ogni pianta produce mediamente circa un chilogrammo di pomodori e la raccolta tardiva permette di portare il prodotto sui mercati anche in autunno. Una caratteristica che consente inoltre di abbinarlo all’olio nuovo, ottenuto dalle prime frangiture delle olive.
In cucina il borsa di montone viene utilizzato per preparare passate, può essere essiccato e si presta al consumo fresco, soprattutto in insalata.
Il progetto di tutela coinvolge anche il mondo della ricerca. Come spiegato da Andrea Marescotti, referente Slow Food del Presidio, la Facoltà di Agraria dell’Università di Pisa ha contribuito alla definizione delle caratteristiche morfologiche della varietà, mentre la Fondazione PIN – Polo di Prato dell’Università di Firenze si è occupata dell’analisi degli aspetti nutrizionali.
Il riconoscimento punta non soltanto alla salvaguardia della biodiversità agricola, ma anche alla valorizzazione turistica della Val Bisenzio, attraverso il recupero delle produzioni tradizionali e il sostegno alle aziende del territorio.
Il Presidio è sostenuto dall’Associazione per lo Sviluppo Turistico della Val Bisenzio e da Agraria Bartolini. Con il nuovo riconoscimento, Slow Food intende favorire la continuità della coltivazione e preservare una varietà che, senza un adeguato sostegno ai produttori, rischierebbe di scomparire dagli orti locali.
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