L’Adriatico non più come confine orientale dell’Europa, ma come spazio centrale di cooperazione, sviluppo e integrazione. È questo il messaggio politico dell’evento di lancio della …
L’Adriatico non più come confine orientale dell’Europa, ma come spazio centrale di cooperazione, sviluppo e integrazione. È questo il messaggio politico dell’evento di lancio della Presidenza italiana della Strategia dell’Unione europea per la Regione Adriatica e Ionica, in programma il 28 luglio a Roma sotto il motto “Identità, coesione, integrazione europea”.
L’Italia guiderà EUSAIR fino al 31 maggio 2027 attraverso un mandato esercitato congiuntamente dal Dipartimento per le Politiche di coesione della Presidenza del Consiglio e dal ministero degli Affari esteri. La Strategia riunisce dieci Paesi: quattro Stati membri dell’Unione – Italia, Grecia, Croazia e Slovenia –, San Marino e cinque Paesi candidati, Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia. È quindi uno dei luoghi nei quali l’allargamento europeo verso i Balcani occidentali può essere preparato non soltanto attraverso negoziati diplomatici, ma mediante progetti, infrastrutture e collaborazioni amministrative già operative.
L’appuntamento romano non vuole essere una semplice cerimonia inaugurale. Il programma della Presidenza italiana individua quattro priorità: integrazione europea e rafforzamento delle capacità amministrative; connettività, sicurezza e integrazione territoriale; coesione sociale, culturale e demografica; consolidamento delle catene del valore e delle reti tra piccole e medie imprese. L’obiettivo è inserire stabilmente le priorità adriatico-ioniche nella futura programmazione europea e collegarle alle risorse finanziarie disponibili.
In questo quadro assume un rilievo particolare la presenza di Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Coesione e alle Riforme. Fitto è chiamato a guidare la costruzione della futura politica di coesione, mantenendo al centro le esigenze delle Regioni, delle città e dei territori più fragili. La sua partecipazione rafforza il significato europeo dell’iniziativa: EUSAIR può diventare un laboratorio nel quale sperimentare una coesione meno frammentata, capace di unire fondi, riforme e investimenti attorno a progetti condivisi.
Il coinvolgimento dei presidenti Francesco Acquaroli e Massimiliano Fedriga sottolinea invece la centralità delle Regioni. Le Marche rappresentano una piattaforma naturale verso l’altra sponda dell’Adriatico e possono svolgere una funzione importante nei collegamenti portuali, nel turismo, nell’economia blu e nei rapporti con i Balcani. Il Friuli-Venezia Giulia è il territorio nel quale l’integrazione europea assume una dimensione quotidiana, grazie alla cooperazione transfrontaliera e alla posizione di collegamento tra Mediterraneo, Europa centrale e orientale. Non a caso il percorso della Presidenza culminerà nel Forum annuale EUSAIR, previsto a Trieste dal 18 al 20 maggio 2027.
Un ruolo specifico sarà svolto anche dall’eurodeputato di Fratelli d’Italia-Ecr Carlo Ciccioli, che al Parlamento europeo coordina un gruppo di lavoro dedicato alla Presidenza italiana. Ciccioli ha definito il mandato un’«occasione importante per rilanciare il ruolo della Macroregione Adriatico-Ionica», indicando nel Parlamento europeo uno degli strumenti per trasformare le priorità politiche in risultati per territori, cittadini e imprese. Il gruppo riunisce parlamentari provenienti dai Paesi coinvolti e punta a rafforzare il raccordo tra Bruxelles, istituzioni nazionali e amministrazioni regionali.
Il nodo decisivo sarà la connettività. L’Adriatico presenta ancora differenze profonde tra le due sponde per ferrovie, porti, interporti, reti energetiche e capacità amministrativa. La Presidenza italiana punta quindi all’aggiornamento del Masterplan dei trasporti, allo sviluppo delle reti TEN-T e a una maggiore integrazione tra collegamenti marittimi e terrestri. Sul fronte energetico, l’obiettivo è rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e la cooperazione tra Stati membri e Paesi balcanici, trasformando l’area in un corridoio strategico per l’intera Unione.
Ma la coesione non può essere ridotta alle sole infrastrutture. Il programma italiano dedica un capitolo specifico allo spopolamento, alla fuga dei giovani e al Right to Stay, il diritto a poter restare nel proprio territorio senza essere costretti a partire per la mancanza di lavoro, formazione, trasporti o servizi. È previsto un laboratorio EUSAIR dedicato a giovani, competenze, occupabilità e attrattività territoriale, con il coinvolgimento delle università, delle imprese e del Consiglio dei giovani della Strategia.
È questa la sfida politica della Presidenza italiana: trasformare l’Adriatico da linea di separazione a cerniera della nuova Europa. L’allargamento ai Balcani, infatti, non potrà essere soltanto istituzionale. Dovrà essere accompagnato da porti collegati, reti energetiche integrate, imprese capaci di collaborare, amministrazioni più solide e comunità che non vengano lasciate ai margini.
L’evento di Roma può quindi segnare l’avvio di una fase nuova. Con Fitto a rappresentare la dimensione europea, Acquaroli e Fedriga quella regionale e Ciccioli il raccordo con il Parlamento europeo, l’Italia prova a costruire una strategia nella quale identità e integrazione non siano concetti contrapposti. L’identità adriatico-ionica può diventare, al contrario, il terreno sul quale rafforzare la coesione e accelerare l’ingresso dei Balcani occidentali nella casa comune europea.
Per un’informazione completa
Consulta anche gli articoli pubblicati su:
