Sicurezza e gestione dell’immigrazione, due facce della stessa medaglia – L’EDITORIALE DI LUIGI SPAGHETTI

A Rieti i temi legati agli atti vandalici e quindi alla sicurezza ma anche alla gestione dell’immigrazione sono tornati al centro del dibattito attraverso vicende distinte e molto dibattute. In particolare, le cronache, anche di questi ultimi giorni, riportano di un susseguirsi di risse, danneggiamenti e atti vandalici soprattutto nel centro storico, avvenuti nell’impotenza dei […]
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A Rieti i temi legati agli atti vandalici e quindi alla sicurezza ma anche alla gestione dell’immigrazione sono tornati al centro del dibattito attraverso vicende distinte e molto dibattute.

In particolare, le cronache, anche di questi ultimi giorni, riportano di un susseguirsi di risse, danneggiamenti e atti vandalici soprattutto nel centro storico, avvenuti nell’impotenza dei residenti e soprattutto delle autorità competenti.

Significativo l’episodio che ha riguardato l’ascensore pubblico panoramico di San Pietro Martire che porta a piazza Cesare Battisti che ha subito pesanti danneggiamenti, con una stima dei danni vicina ai 50mila euro. La polizia locale, analizzando le telecamere di videosorveglianza, è riuscita però a identificare l’autore del gesto, un giovane extracomunitario, protagonista anche di manovre spericolate sul Ponte Romano.

E proprio la zona di Ponte Romano e lungo Velino – diventata luogo della movida cittadina frequentatissima da giovani e meno giovani – è stata teatro di episodi di tensione con ripetute risse che hanno alimentato le proteste dei residenti che da sempre reclamano maggiore sicurezza e controlli.

Non solo, segnalazioni da parte di cittadini indignati per atti di vandalismo arrivano anche dai quartieri periferici quelli che non sono stati neanche sfiorati dalla riqualificazione prevista dai fondi europei: staccionate divelte, panchine frantumate e ancora giochi per bambini nei parchi pubblici devastati. Segno che la sicurezza è un problema diffuso e non circoscritto al salotto buono della città e determinato spesso da ben noti individui.

Questi atti – come ricordato dall’amministrazione comunale – non sono più accettabili non solo perché incidono sulla qualità della vita della stragrande maggioranza di famiglie oneste, responsabili e rispettose, ma anche perché danneggiano l’immagine della città. Dunque è auspicabile tolleranza zero contro chi non comprende il valore del bene comune.

L’amministrazione in questi mesi ha rafforzato la videosorveglianza e la sinergia con le forze dell’ordine, invitando persino i cittadini a collaborare per individuare i responsabili affinché rispondano delle loro azioni di fronte alla Legge ma, soprattutto, paghino le spese di rispristino delle zone danneggiate.

Quindi oltre alle telecamere serve una risposta forte da parte delle istituzioni per contrastare l’evoluzione del fenomeno – che pur non rappresentando ancora una vera emergenza – deve allarmare e preoccupare proprio per l’alto numero di giovanissimi, spesso minorenni e di ogni nazionalità, che al calare del sole si riuniscono per approcciarsi con disinvoltura non solo all’alcol approfittando magari dei mancati controlli predisponendosi ad ogni tipo di eccesso che quasi sempre sfocia in episodi di violenza e vandalismo.

Dati alla mano il moltiplicarsi della presenza delle telecamere non sembra aver sortito effetti sul piano della deterrenza mentre è stata certamente più efficace sul fronte della repressione in quanto ha permesso di individuare i responsabili.

Tuttavia gli ultimi gravi episodi di cronaca di questi primi giorni di settembre (ci riferiamo oltre che all’episodio dell’ascensore panoramico anche alla violenza sessuale nei confronti di due ragazze nei pressi della stazione ferroviaria) hanno avuto come protagonisti cittadini stranieri.

E questo non fa altro che riproporre il tema sulle difficoltà di gestione degli immigrati come dimostrano le inchieste giudiziarie in corso con la Procura europea (Eppo) e la Guardia di Finanza che hanno riscontrato presunte irregolarità nella gestione dei fondi europei destinati all’accoglienza dei residenti asilo.

Una indagine per turbata libertà degli incanti che ha coinvolto figure di alto profilo istituzionale della Prefettura di Rieti, dipendenti e anche imprenditori del settore delle cooperative.

In attesa che la Procura chiarisca i contorni di questa vicenda, la gestione dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti è affidata a diverse cooperative sociali e associazioni operative sul territorio. A loro il compito di ospitare adulti provenienti da contesti migratori diversi (principalmente da paesi come Pakistan, Egitto, Bangladesh) con lo scopo di offrire supporto e assistenza nell’integrazione sociale.

Garantire cioè – in un periodo di due/tre anni a seconda della durata dei bandi – condizioni di vita dignitose, fornendo alloggio, pasti e servizi di orientamento ma anche incontri culturali e momenti di socializzazione per promuovere il dialogo interculturale. Situazioni che però alcune volte non si determinano.

La presenza di richiedenti asilo e rifugiati ospiti dei centri di accoglienza in rapporto alla popolazione residente vede in provincia di Rieti 606 presenze giornaliere, e una capienza totale di 686 presenze distribuite su 118 strutture. Per una percentuale rispetto alla popolazione dello 0,40%.

Più in generale, per avere un parametro di confronto sulla presenza internazionale stabile sul territorio, i cittadini stranieri regolarmente residenti sono oltre 14mila di cui 3.500 circa nel capoluogo.

Numeri che smentiscono le narrazioni di molti e cioè di una provincia ormai invasa dagli extracomunitari pronti a dettare legge. Nulla di tutto questo come più volte confermato dai dati in possesso di Prefettura e Questura. Presenze straniere che comunque non passano inosservate in una realtà piccola come quella di Rieti.

Spesso a determinare situazioni di disagio che sfociano nella violenza è il voler affrontare l’accoglienza dei migranti dal punto di vista emergenziale, invece di pensarla come parte di un percorso più lungo e complesso: il processo di integrazione.

Giusto condannare il comportamento di chi delinque (fortunatamente ben pochi e noti alle forze dell’ordine) ma vale la pena sottolineare anche l’altra faccia della medaglia: il fenomeno dell’imprenditoria migrante, gestita da stranieri che come si dice “ce l’hanno fatta”, che secondo i dati di Confartigianato negli ultimi anni ha registrato un aumento di quasi il 40% con una presenza attuale di circa 1.400 aziende, il 9,2% del totale.

Un processo di integrazione non fine a se stesso ma che contribuisce nella fattispecie a rendere vivace l’economia locale. E in una comunità come quella reatina che continua a perdere residenti e che continua a soffrire una crisi economica senza precedenti rappresentata un dato da sottolineare e sostenere.

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Fonte: www.rietilife.comRieti

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