E, allora, insieme alla cancellazione della scritta “incriminata” (Casa del Balilla), si demolisca l’intero fabbricato scolastico

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Redazione Viterbo,19.7.26 Si infiamma in Città il “problema” del ripristino della scritta originale a suo tempo posta dal costruttore dello splendido palazzo dell’odierno Liceo Classico di Viterbo in via Carletti. Evidentemente, una pratica di distrazione di massa operato dalla sinistra viterbese a corto di programmi e, sopratutto, di consensi. Questi signori, ignoranti, zotici dimenticano che […]

Redazione

Viterbo,19.7.26

Si infiamma in Città il “problema” del ripristino della scritta originale a suo tempo posta dal costruttore dello splendido palazzo dell’odierno Liceo Classico di Viterbo in via Carletti.

Evidentemente, una pratica di distrazione di massa operato dalla sinistra viterbese a corto di programmi e, sopratutto, di consensi.

Questi signori, ignoranti, zotici dimenticano che negli anni 30 del secolo scorso il fabbricato, poi diventato edificio scolastico nel 1952, fu eretto come Casa del Balilla e Casa della GIL (Gioventu Italiana Littorio) e, solo nel 1954 intitolato a Mariano Buratti, il partigiano viterbese caduto nella guerra civile a ricordo che egli del Liceo classico fu docente.

Questo palazzo, dall’architettura possente ed originale, è tutt’ora in ottime condizioni di stabilità ed uso e costituisce uno sky line inconfondibile di Via T.Carletti. Essendo un bene architettorico tutelato, nel restauro esterno, la competente Sopraintendenza, ha imposto il ripristino originale secondo progetto, scritta compresa. Una iter logico in ogni occasione di restauro.

Non certo di riscoperta dei “valori” fascisti per i quali il palazzo venne edificato, quella di lasciare la scritta originale anche oggi che la Scuola si chiama da oltre 70 anni “Liceo Buratti”.

Nessuno contesta l’intitolazione della Scuola a Mariano Buratti, ormai storiccizzata, ma si invoca la corenza di cui vuole che sia cancellata una scritta altrettanto storicizzata, ma non la demolizione dell’intero edificio eretto in epoca fascista.

E’ ovvio che la sinistra teme anche le ombre e grida allo scandalo anche per un restauro conservativo di un bene culturale.

Miseria di una sinistra becera e povera di contenuti !

Fonte: www.viterbopost.itViterbo

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