Nel Teatro di Villa Sordi dove il grande maestro ha sperimentato e proiettato davanti a personaggi del calibro di Fellini, Anna Magnani, Monica Vitti le sue esilaranti scene, Saccucci davanti ad una sala gremita in ogni ordine di posto, è riuscito ha creare un’atmosfera lontana anni luce dalle tradizionali ed ingessate presentazioni letterarie, un filo […]
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Nel Teatro di Villa Sordi dove il grande maestro ha sperimentato e proiettato davanti a personaggi del calibro di Fellini, Anna Magnani, Monica Vitti le sue esilaranti scene, Saccucci davanti ad una sala gremita in ogni ordine di posto, è riuscito ha creare un’atmosfera lontana anni luce dalle tradizionali ed ingessate presentazioni letterarie, un filo conduttore chiaro: l’arte e la cultura sono un bene e come tale deve essere accessibile a tutti.
È stato un vero e proprio evento manifesto quello che ha accompagnato la presentazione del nuovo libro dedicato ad Alberto Sordi e alla Street Art.
A fare da cornice a un dibattito vivo e stimolante è stato un luogo intriso di memoria, pronto a riempirsi della voce e delle testimonianze di illustri ospiti.
Tra il pubblico e sul palco spiccano le presenze di primo piano del panorama artistico contemporaneo, tra cui gli street artist Maupal e Pvsku, simboli di un’arte che abbandona i musei per farsi strada ed entrare nella quotidianità delle persone.
Uno dei passaggi più profondi del dibattito è stato segnato dall’intervento di Saccucci, che ha guidato il pubblico in un’analisi acuta e ricca di fascino, richiamando apertamente gli Scritti Corsari di Pier Paolo Pasolini. Saccucci ha inserito la figura di Alberto Sordi all’interno di quel contesto storico ed estetico ribattezzato “tempo artistico”, mettendone in luce la straordinaria capacità di incarnare ed esplicitare la contraddizione insanabile tra progresso e sviluppo — quella spaccatura sociale e culturale che ha segnato l’Italia del secondo Novecento.
Ma il momento più alto e intenso della serata si è toccato proprio in chiusura, quando Saccucci ha infiammato la sala con una riflessione appassionata che ha strappato scroscianti applausi alla platea: «La bellezza è un valore universale, tutti dovrebbero usufruirne, nessuno escluso. Se fosse per me, lo farei scrivere sulla Costituzione come articolo fondamentale».
Una provocazione ideale che fotografa perfettamente lo spirito dell’opera – e di un intero movimento artistico – che ha deciso di fare dei muri delle nostre città le pagine di una nuova, accessibile costituzione della bellezza.
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