Venerdì 18 settembre la palestra della sede centrale a Velletri ha ospitato la prima festa d’istituto dedicata ai diplomati dell’a.s. 2025/2026. In platea, gli studenti delle classi prime che hanno varcato quella stessa soglia per la prima volta appena quattro giorni prima
Una soglia non è un confine. Di solito la soglia si immagina come un confine: di qua e di là, dentro e fuori, chi è arrivato e chi deve ancora arrivare. La festa che l’I.I.S. «Via Salvo D’Acquisto, 69» – Mancinelli e Falconi ha celebrato venerdì 18 settembre nella palestra della sede centrale a Velletri ha raccontato l’esatto contrario. Una soglia è un varco. E si passa nei due sensi — si entra, si esce, si torna indietro a salutare, ci si ferma sullo stipite a scambiare due parole. È lì, sulla soglia, che le persone si incontrano.
Alle ore 10:00 la palestra era piena. Da una parte i diplomati dell’anno scolastico 2025/2026, tornati a scuola da ex studenti. Dall’altra — zaini ancora sulle spalle, in quell’assetto informale che le fotografie della mattinata restituiscono meglio di qualsiasi cronaca — le quindici classi prime dell’Istituto: circa trecentoventi studentesse e studenti di Liceo Classico, Linguistico, delle Scienze Umane ed Economico-Sociale. Per l’occasione le prime della sede centrale e delle succursali di Via dei Lauri e di Lariano si sono trovate tutti nello stesso spazio, per condividere un momento gioioso ed emozionante.
In mezzo, i docenti, il personale, le famiglie. Ad aprire la cerimonia il saluto della Dirigente Scolastica, prof.ssa Serena Incani, che ha consegnato ai ragazzi delle quinte un simbolico attestato a ricordo dell’esperienza quinquennale vissuta tra le mura dell’istituto.
Il passaggio di testimone
Il cuore della mattinata è stato lo scambio tra chi esce e chi entra. Le classi quinte avevano preparato i propri elaborati multimediali: video montati, presentazioni animate, raccolte fotografiche sonorizzate, podcast visivi. Sullo schermo sono passati cinque anni — le gite, i laboratori, i pomeriggi di studio, i volti del primo giorno accanto a quelli dell’ultimo. Il registro è stato quello, inconfondibile, di una comunità che si riunisce dopo aver raggiunto un traguardo: dediche sincere ed affettuose e momenti goliardici nella stessa inquadratura, ringraziamenti ai docenti, lacrime vere e risate altrettanto autentiche. Qualcuno ha letto una lettera. Qualcuno non è riuscito ad arrivare in fondo, e gli applausi corali hanno sostituito le parole con altrettanta emozione.
Poi è toccato ai più piccoli. Ogni classe prima, nel corso delle giornate di accoglienza, aveva preparato un messaggio di sessanta secondi rivolto ai diplomati, con formato a scelta: c’è chi ha letto messaggi o dediche poetiche, chi ha formulato domande, chi ha portato un video, chi ha improvvisato una coreografia. Sessanta secondi sono pochi, e proprio per questo ognuno ha dovuto decidere che cosa fosse davvero importante dire a qualcuno che non conosce e che non incontrerà più nei corridoi. Sono nate domande, promesse, auguri e battute — e l’effetto, per i ragazzi appena diplomati, è stato quello di sentirsi guardare da chi sta iniziando esattamente l’esperienza che loro hanno appena terminato.
Il testimone è passato in entrambe le direzioni. I diplomati hanno lasciato alle prime la prova che il percorso ha un senso e si conclude; le prime hanno restituito ai diplomati la misura di quanta strada abbiano percorso.
