Vertenza CUP ASL Rieti, i Cobas aprono la procedura di raffreddamento: «Griglie orarie, servono regole chiare»

Non si ferma la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati agli sportelli CUP e negli uffici amministrativi in appalto presso la ASL di Rieti. Dopo i ritardi nel pagamento degli stipendi legati al recente cambio di appalto, operativo con le società SDS srl e Crescere Con soc. coop., il sindacato Cobas del Lavoro Privato […]
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Non si ferma la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati agli sportelli CUP e negli uffici amministrativi in appalto presso la ASL di Rieti. Dopo i ritardi nel pagamento degli stipendi legati al recente cambio di appalto, operativo con le società SDS srl e Crescere Con soc. coop., il sindacato Cobas del Lavoro Privato ha formalmente avviato la procedura di raffreddamento e conciliazione davanti al Prefetto di Rieti. Si tratta del passaggio propedeutico a una possibile proclamazione dello sciopero generale del bacino.

 

A illustrare le ragioni dello stato di agitazione sono il rappresentante legale del sindacato, Domenico Teramo, insieme ai delegati dei lavoratori, che denunciano una serie di criticità sul piano gestionale, organizzativo e salariale che, secondo il sindacato, hanno raggiunto livelli non più sostenibili.

 

Tra le questioni sollevate nella comunicazione inviata alla Prefettura, alla Direzione generale della ASL di Rieti e alle aziende appaltatrici c’è innanzitutto il mancato rispetto delle date previste per il pagamento delle retribuzioni mensili, situazione che, sottolineano i Cobas, «crea grave disagio ed incertezza economica alle famiglie dei lavoratori».

 

Il sindacato contesta inoltre il mancato riconoscimento dell’indennità di trasferta al personale inviato a svolgere turni presso presidi sanitari diversi dalla sede ordinaria di assegnazione e la mancata applicazione del 4° livello del CCNL Multiservizi, che, secondo i Cobas, sarebbe in contrasto con quanto già stabilito da plurime sentenze del Giudice del Lavoro di Roma.

 

Ma il nodo più delicato riguarda la gestione delle griglie orarie, soprattutto per i dipendenti con contratto a tempo parziale. Il sistema prevede che azienda e lavoratore concordino e sottoscrivano una griglia con la programmazione anticipata dei turni e delle giornate lavorative. Secondo il sindacato, però, nella gestione quotidiana la rigidità di queste griglie, unita a modifiche disposte unilateralmente dall’azienda, starebbe producendo conseguenze penalizzanti per i lavoratori.

 

«Il lavoro quotidiano è fatto di imprevisti tutelati dalla legge e dal contratto, come malattie improvvise o la necessità di assistere familiari disabili o malati», chiariscono dai Cobas. «Il meccanismo attuale rischia invece di trasformare un diritto in un debito orario per il lavoratore.»

 

Il sindacato porta anche un esempio concreto. Se un dipendente ha in griglia una giornata programmata a “zero ore” e proprio quel giorno si ammala oppure deve usufruire di un permesso previsto dalla legge per assistere un familiare, a fine mese quelle ore possono risultare mancanti. Il lavoratore si troverebbe così nella condizione di doverle recuperare successivamente, subire un taglio dal monte ferie maturate oppure prestare servizio in una giornata che originariamente era stata prevista come riposo.

 

Una situazione che, secondo i Cobas, si aggraverebbe quando l’azienda dispone variazioni dell’orario al di fuori della griglia sottoscritta. In questi casi, denunciano, non verrebbero riconosciute le relative indennità per variazione oraria e non verrebbero conteggiate le ore non lavorate in caso di malattia o permessi usufruiti durante turni straordinari o modificati.

 

«È davvero ammissibile che una giornata di malattia o di assistenza familiare venga convertita in un debito orario da restituire soltanto perché il calendario predisposto indicava zero ore?» – si domandano dal sindacato. «La griglia oraria nasce con lo scopo di organizzare i turni e garantire conciliazione tra vita e lavoro, non certo per penalizzare i lavoratori di fronte ad eventi imprevisti o tutelati dai contratti.»

 

I Cobas chiedono quindi un intervento degli organi di vigilanza, della ASL di Rieti e dell’Ispettorato del Lavoro, affinché venga verificata la legittimità delle procedure applicate dalle società appaltatrici.

 

La vertenza entra ora nella fase della procedura di raffreddamento e conciliazione davanti alla Prefettura. «Chiediamo risposte formalizzate, il rispetto rigido del CCNL, dei tempi di paga e il ripristino della correttezza nella gestione delle assenze tutele. Se dalle procedure di raffreddamento in Prefettura non giungeranno risposte concrete e immediate, il blocco delle prestazioni e lo sciopero saranno inevitabili.»

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Fonte: www.rietilife.comRieti

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