XXXV GIORNATA NAZIONALE DEL DIALIZZATO In italia 50mila dializzati, ma uno su tre potrebbe tornare a una vita piena grazie al trapianto Secondo un’indagine ANED, i pazienti promuovono i centri dialisi, ma mancano nutrizionisti, psicologi e turni serali di terapia Milano – Oltre 15mila italiani potrebbero uscire dalla dialisi grazie al trapianto. È quanto emerge […]
XXXV GIORNATA NAZIONALE DEL DIALIZZATO
In italia 50mila dializzati, ma uno su tre potrebbe tornare a una vita piena grazie al trapianto
Secondo un’indagine ANED, i pazienti promuovono i centri dialisi, ma mancano nutrizionisti, psicologi e turni serali di terapia
Milano – Oltre 15mila italiani potrebbero uscire dalla dialisi grazie al trapianto. È quanto emerge dall’indagine condotta da ANED APS – l’Associazione Nazionale Emodializzati, Dialisi e Trapianto – nel corso degli ultimi mesi all’interno dei reparti di nefrologia, nei centri dialisi pubblici e tra i propri iscritti, a ridosso della 35ª Giornata Nazionale del Dializzato che cade domenica 4 ottobre.
Un’indagine che, da un lato indica la strada maestra da percorrere, quella della principale terapia salvavita, il trapianto appunto. Dall’altro mette in luce gli aspetti positivi dell’assistenza e della cura delle persone più fragili, garantita dal Servizio Sanitario Nazionale.
Secondo il 77,9% degli oltre 900 rispondenti alla survey di ANED, infatti, i centri dialisi sono ben organizzati sia dal punto di vista dei posti letto che dei servizi ai pazienti. Oltre due terzi dei pazienti dichiara di venire collegato alla macchina per la terapia entro dieci minuti dall’arrivo in struttura e questo nonostante, mediamente, ciascun infermiere debba occuparsi di 4-5 persone contemporaneamente (la regola generale prevederebbe 3 pazienti per infermiere).
Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla presenza di professionisti collaterali nei centri dialisi. Nel 46,5% delle strutture non è presente né uno psicologo, né un nutrizionista, né un fisioterapista.
“L’assenza di queste figure – commenta Giuseppe Vanacore, presidente di ANED – è la dimostrazione che dobbiamo ancora lavorare molto sull’integrazione interdisciplinare: i bisogni di cura dei dializzati non si limitano alla terapia. Occorre agire su più fronti. Come ANED lavoriamo molto in chiave di promozione della prevenzione primaria e in alleanza con medici di base e nefrologi per una diagnosi precoce. In questo modo si può rallentare la progressione e, quando possibile, ritardare o evitare l’ingresso in dialisi”
“Ma i pazienti non hanno bisogno soltanto di buone cure, per questo – prosegue il Presidente – da un lato ci adoperiamo per affiancare le persone malate, ed in particolare i nostri soci, nella vita quotidiana, a cominciare dall’informazione, per finire alla consulenza legale, all’ascolto psicologico e alla nutrizione. Al Servizio Sanitario spetta invece il compito di iscrivere in lista e preparare le persone ad affrontare un eventuale trapianto”.
Anche perché, come conferma l’indagine ANED, poco meno di un terzo dei pazienti dei centri dialisi è stato valutato idoneo a sottoporsi al trapianto. Si tratta di oltre 15mila persone sulle circa 50mila attualmente in dialisi, cui se ne aggiungono circa 10mila ogni anno. Numeri che, se confrontati con quelli dei trapianti annuali di rene, certificano la necessità di un’accelerazione sul fronte delle donazioni degli organi.
“Nel 2025 – afferma Paolo Nenci, Segretario Generale ANED – sono stati effettuati 2347 trapianti di rene. Un numero importante ma purtroppo ampiamente insufficiente, se confrontato con i circa seimila che
attendono in lista. Naturalmente, non possiamo trascurare, guardando all’andamento dei trapianti di rene a ottobre 2026, che vi sono segnali incoraggianti: contiamo circa 100 trapianti in più rispetto al medesimo mese dell’anno scorso. Ma ovviamente non basteranno.”
“Per questo – conclude Vanacore – scriveremo alla società scientifica dei rianimatori – SIAARTI, per avere un incontro: vogliamo chiedere non soltanto “quanti donatori perdiamo?”, ma in quale punto del percorso li perdiamo e per quale motivo. È necessario. Possiamo stimare che ogni anno per le sole opposizioni dei parenti si perdono circa 1100 trapianti. Siamo pronti a collaborare in tutte le forme necessarie per affrontare tutte le criticità e dare risposte a migliaia di italiani le cui vite sono ancora sospese. Negli anni è stato fatto molto, ma la strada è ancora lunga.”
Uno dei principali gap, riguarda il livello di informazioni garantite ai pazienti: il 30% dei dializzati, infatti, non sa che può iscriversi alle liste d’attesa per un trapianto in due Regioni distinte moltiplicando così la probabilità di ottenere un organo salvavita, senza trascurare i tempi per iscriversi in lista. Speriamo che presto tutti si adeguino alle migliori pratiche e che si giunga all’iscrizione quando idonei prima dell’ingresso in dialisi.
